Oggi mi sento ganza. Mi sento proprio una gran bona. Sarà che sono
soddisfatta di una shot inutile che ho scritto, sarà che ho comprato un cuscino
divinamente bello, sarà che ho finalmente dormito per più di cinque ore
consecutive. Comunque sia, oggi sento di avere abbastanza autostima per parlare
di un problema che, siamo onesti e modesti, non mi tocca neanche così tanto da
vicino.
Per appropinquarci al dunque, parliamo intanto di introduzioni. Voi
superate, mettiamo, lo scoglio spesso insormontabile della presentazione – ma
già ne abbiamo accennato, giusto? - e aprite una fanfiction a rischio della
vostra incolumità. Qui, prima dell’inizio della storia vera e propria,
l’autore/ice ha speso qualche riga per introdurre la sua opera. Riga che a
volte, nella fattispecie, assomiglia pericolosamente a quanto segue: “Ecco la
mia storia, può darsi che ci siano errori perché non ho avuto tempo/voglia/cazzi
di correggere.”
Questa roba qui è il moderno “apriti sesamo” del ficmondo. È la formula
magica che dà via libera a qualunque porcheria possiate concepire, anzi,
probabilmente alcune non le potete concepire proprio e resterete lì,
sbigottiti, cercando di decifrare aberrazioni che voi umani non potete neanche
immaginare con la stessa faccia sconcertata che doveva avere Belzoni
quando si imbatté nella Stele di Paser con i suoi geroglifici a parole
crociate.
Dimenticate per prima cosa alcune delle certezze che credevate di avere: il suono che in fonetica si può indicare con k, che voi pensavate si scrivesse ch, si scrive proprio k; le virgole e i punti non sono seguiti da spazi ma attaccati alle parole successive con il vinavil; l’ordine delle lettere all’intenro dlle palore cm anche eventuli macnanze non sono importanti, tanto il cervello è in grado di rimediare da sé a questo tipo di piccole imperfezioni; le maiuscole tendenzialmente non servono e le ripetizioni sono ir-ri-nun-cia-bi-li; i tempi verbali sono come il Codice dei Fratelli della Costa in “Pirati dei Caraibi”, più che altro una traccia; i pronomi tipo “gli” e “le” sono del tutto intercambiabili, come il genere dei sostantivi che possono essere maschili o femminili a seconda dell’estro del momento e non rispondono, come erroneamente ritenevate, a regole fisse; inoltre non si va mai a capo perché è segno di maleducazione, un po’ come scaccolarsi a tavola. In compenso ci sono un sacco di colori, formati particolari, immagini di copertina ai limiti del ributtante modificate ad photocazzum, caratteri fichissimi tipo Jokerman e finezze analoghe. Solo che non si capisce una minchia di cosa c’è scritto, perché se la frase non è formulata in modo intelligibile non basterà smanettare su Word per farne una proposizione di senso compiuto. Anzi, è probabile che la situazione non faccia che peggiorare inesorabilmente, perché una troiata scritta in rosa shocking non sarà migliore di una troiata scritta in nero, che almeno passa un po’ più inosservata.
Dimenticate per prima cosa alcune delle certezze che credevate di avere: il suono che in fonetica si può indicare con k, che voi pensavate si scrivesse ch, si scrive proprio k; le virgole e i punti non sono seguiti da spazi ma attaccati alle parole successive con il vinavil; l’ordine delle lettere all’intenro dlle palore cm anche eventuli macnanze non sono importanti, tanto il cervello è in grado di rimediare da sé a questo tipo di piccole imperfezioni; le maiuscole tendenzialmente non servono e le ripetizioni sono ir-ri-nun-cia-bi-li; i tempi verbali sono come il Codice dei Fratelli della Costa in “Pirati dei Caraibi”, più che altro una traccia; i pronomi tipo “gli” e “le” sono del tutto intercambiabili, come il genere dei sostantivi che possono essere maschili o femminili a seconda dell’estro del momento e non rispondono, come erroneamente ritenevate, a regole fisse; inoltre non si va mai a capo perché è segno di maleducazione, un po’ come scaccolarsi a tavola. In compenso ci sono un sacco di colori, formati particolari, immagini di copertina ai limiti del ributtante modificate ad photocazzum, caratteri fichissimi tipo Jokerman e finezze analoghe. Solo che non si capisce una minchia di cosa c’è scritto, perché se la frase non è formulata in modo intelligibile non basterà smanettare su Word per farne una proposizione di senso compiuto. Anzi, è probabile che la situazione non faccia che peggiorare inesorabilmente, perché una troiata scritta in rosa shocking non sarà migliore di una troiata scritta in nero, che almeno passa un po’ più inosservata.
Quando tu vuoi chiedere all’autrice “che cazzo hai scritto?” e ti
sbatti anche per formulare la domanda in modo cortese (motivo per cui io di
solito evito l’intero procedimento), facendole notare che la sua prosa è
lievemente lacunosa, ti si presenta un ventaglio di possibili risposte
abbastanza ristretto. Il caso più raro è “hai ragione, devo correggere tutto” e
poi l’autrice lo fa veramente, ma l’ultima volta che è successo Benjamin Franklin
non aveva ancora fatto quell’esperimento con l’aquilone né quindi sgamato il
funzionamento dei parafulmini. L’altra opzione è che l’autrice lo dica e poi non
lo faccia. E va beh, pazienza.
Quello che succede di leggere in risposta di solito però somiglia
molto a una di queste cose:
-
Scrivere è solo un hobby
-
Se non ti piace, non leggere
-
Sicuramente fai degli errori anche tu, quindi
pensa per te
-
*Inserire un’altra cagata random qui*
Permettetemi di smontare queste solenni minchiate.
Smontiamo le minchiate. |
La prima è la mia preferita. Scrivere
è solo un hobby quindi lo faccio male - questa seconda parte l’ho aggiunta
io, ma mi pare evidentemente implicita – è un concetto abbastanza pericoloso.
Se io avessi l’hobby dell’equitazione la prima cosa che farei, a naso, sarebbe imparare ad andare a cavallo. Non so se
sia un pensiero assurdo che sembra logico solo a me, ma trovo normale che
quando ci si avvicina a un hobby o a una qualunque attività si apprendano i
principi e le basi per praticarla. Se no è come dire che io adesso mi trovo
l’hobby dell’equilibrismo, quindi salgo sul filo e mi metto a camminare. Ciao
ciao, rotule, è stato bello conoscervi prima che vi frantumaste due metri più
giù.
Se non ti piace non leggere:
bello, di classe, è un sempreverde che va bene con tutto, dal pairing alle
tematiche a qualunque aspetto di una storia. In altri casi lo posso pure
accettare come un gentile consiglio – anche se la trovo una risposta veramente
idiota a una critica ben posta – ma non quando si tratta di italiano corretto.
La questione non è che mi piaccia o meno: la questione è che tu mi stai
sottoponendo un elaborato che non è scritto in italiano. In più, peggio che
andar di notte, hai anche la faccia tosta di confessarmi candidamente che ne
sei a conoscenza ma che non te sbatte una fava. Il che mi porta a chiedermi per
quale assurda ragione tu stia scrivendo, se ti scoccia usare l’italiano. A me i
cavalli non piacciono, quindi io non faccio equitazione. Ti torna questa
equazione o sto spingendo troppo oltre la fantasia?
Sicuramente fai degli errori
anche tu, beh, è una replica che lascia poco spazio, ma che non centra il
punto. Se ti sei messa dei pantaloni che ti fanno il culo grosso come la piazza
dell’obelisco di Parigi e quando te lo faccio notare mi rispondi che i miei
sono un po’ corti, questo non cambia il fatto che il tuo sedere sembri fare
provincia. Gli errori li facciamo tutti, sono umani. Io qualche volta sbaglio
le preposizioni e persino le congiunzioni, scrivo “ad” e “ed” quando dovrei
scrivere “a” o “e”. Ogni tanto non me ne accorgo e se non vengo betata mi
scappa di pubblicare così, non me ne sono mai fatta un grande problema. Quando
me ne accorgo vado nel mio bell’html e correggo. Però non è la stessa cosa che
usare il futuro al posto del congiuntivo in modo sistematico.
Un conto è fare qualche errore, un altro è cospargere i propri scritti
di schifezze e non fare assolutamente nulla per rimediare. È come se uno al bar
per sbaglio ti serve il caffè mettendoci il sale al posto dello zucchero e poi
ti dice “beh, bevilo lo stesso” – col cazzo, stellina mia, bevitela tu quella
broda ignobile - oppure “beh, se non ti
piace non berlo” – ho capito, ma sono in un bar
e mi aspettavo, sai, che i caffè fossero senza sale. Anche amaro mi andava
bene.
Seriamente, ve lo chiedo da aspirante italianista, aspirante scrittore
e aspirante un sacco di cose, nessuna concretizzata: perché state a spendere il
vostro tempo scrivendo se non vi interessa minimamente che quello che scrivete
sia godibile a livello formale? Davvero non vi interessa ampliare le vostre
capacità in una cosa cui dedicate così tante energie? Io più ci penso più mi sembra,
ecco, di essere davanti a uno di quei misteri tipo il triangolo delle Bermuda
che ti chiedi a) come cavolo è possibile che le navi e i velivoli spariscano lì
e b) ma perché cazzo navi e velivoli continuano a passare di lì, se lo sanno
che finisce male? Cosa sono, questi qua, diversamente scemi? Verso la
deficienza e oltre?
Io non lo so, veramente. Se capissi sarebbi contenta.
2 commenti:
Devo dire che io sono sempre stata fortunata come recensore, ho sempre avuto risposte cordiali anche se, raramente, la cosa è poi stata corretta. Ma è un passo in avanti ^^ Però ne sento di storie come quelle e devo dire che le risposte sono sempre le stesse, dei sempreverdi XD L'ultima che ho sentito era "se non ti piace scrivine una tu" che è una via di mezzo tra 'se non ti piace non leggere' e 'fai errori anche tu', insomma, c'è creatività XD
Ho sghignazzato (e scosso la testa) per tutta la lettura. Tutto vero, ahimè, ragion per cui spesso - e forse non dovrei, ma le Waterloo le lascio agli altri - come te lascio perdere il trash travestito da storia che incontro per gli archivi. Perché sprecare il mio tempo? E sinceramente non riesco mai ad andare oltre le note del primo capitolo, quindi commentare in modo esauriente sarebbe un'impossibility.
Articolo meraviglioso, pungentissimo, dritto al sodo. E ti becchi un bonus per le gif di Loki :>
Melitot
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