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lunedì 23 luglio 2012

La sentinella [Fredric Brown]


Letture estive per tutti i gusti!

La sentinella

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...

sabato 14 luglio 2012

Where are you going, where have you been? [Joyce Carole Oats]


Letture estive per tutti i gusti. Prima il testo originale e poi una traduzione di servizio.


Where are you going, where have you been?

giovedì 20 gennaio 2011

Magic Never Dies, capitolo 17





Un'ombra scura saettò sulle loro teste, seguita da una nuvola di fuoco piovuta dal cielo. Era ovunque; non si capiva neppure da che parte scappare. Udì la voce di Harry e obbedì confusa al suo ordine di gettarsi nella neve oltre il sentiero e rotolare. Si buttò nella neve alta, melmosa e fredda, e vi ci sprofondò. Qualche istante dopo delle braccia forti la sollevarono e la spinsero ancora più distante dal sentiero, verso un gruppo di pini coperti di neve. Hermione caracollò in avanti, un po' correndo e un po' trascinandosi, finché Harry non si fermò abbastanza a lungo per raccoglierle le gambe con un braccio e trasportarla per ciò che restava da percorrere. Raggiunsero correndo il limitare degli alberi e caddero a terra, rotolando su un fitto tappeto di aghi di pino, annaspando alla ricerca d'aria con i polmoni che bruciavano per lo sforzo. Un momento o due dopo arrivarono anche Ron e Luna, spintonati dai colpi decisi del muso scheletrico di Xavier. Anche loro erano ansanti ma fortunatamente incolumi, eccetto per una piccola bruciatura sul dorso di una delle mani di Luna.
«Quello era un drago,» disse Ron, e Hermione fu colpita dal suo sogghigno e da quanto sembrasse calmo.
Harry annuì, ancora ansante. «È per questo che Xavier voleva portarci alla caverna,» riuscì a dire.
«Avresti dovuto dircelo,» lo rimproverò Ron. «Un altro paio di alitate e qui ci ritrovavamo arrostiti. Siamo dannatamente lenti nella neve, praticamente serviti su un piatto d'argento.»

mercoledì 12 gennaio 2011

Magic Never Dies, capitolo 16


Harry impegnò tutte le forze che gli erano rimaste per un ultimo sguardo a Grimmauld Place. Era arpionato a letto. Cercò alla cieca Ron e Hermione, per pregarli di dargli ancora un po' di tempo prima di somministrargli la pozione. Aveva bisogno che Hermione eseguisse ancora quella cosa del Percutio, subito.Immediatamente.
Ti prego...
Udì Hermione piangere e quel suono lo sconvolse. Le stava facendo del male, la stava spaventando, ma era così vicino all'horcrux, poteva praticamente vederlo, poteva... ti prego, non piangere.
La udì dire a Ron di tenerlo fermo, e capì che voleva versargli la pozione in gola. Allungò le mani alla cieca e trovò i polsi di Ron. Li strinse così forte che lo sentì imprecare. Non aveva mai avuto con Ron il legame che aveva avuto con Hermione, la legilimanzia con lei era sempre stata una passeggiata, non doveva nemmeno sforzarsi. Non aveva nemmeno bisogno di guardarla negli occhi, ma ora non poteva permettersi questo lusso nemmeno con Ron, e il contatto fisico doveva bastargli. Doveva concentrarsi intensamente su Ron, scagliare l'incantesimo nella mente e sperare che tutte quelle sue nuove abilità non lo abbandonassero proprio in quel momento.
«Hermione, aspetta...» disse Ron improvvisamente.
Andiamo, Ron, FORZA, ti prego...
«Fai ancora quella cosa. La perc-quello che è. Penso che abbia funzionato, vuole che tu lo faccia ancora.»
Hermione non fece domande e non esitò, non si chiese perché a Ron e non a lei. Oh e quanto la stava amando per questo. La udì castare di nuovo Excrucio, sentì la bacchetta muoversi a cercare Voldemort, per trovarlo nascosto dietro ai suoi occhi.
«Ron, non posso, non lì, e se io...»
Fallo, gridò Harry attraverso Ron.
«Fallo!» esclamò Ron, sorprendendo anche se stesso.
«Percutio!» incantò frettolosamente Hermione, chiudendo gli occhi mentre lo faceva.

domenica 2 gennaio 2011

Magic Never Dies, capitolo 15

Capitolo 15. Dentro di lui

Hermione misurò un'altra dose della pozione e gliela avvicinò alle labbra. Lui sembrò accorgersi di lei per la prima volta e i suoi occhi si fissarono nei suoi intensamente, mentre le labbra si serravano con ostinazione. Tre limpidi pensieri iniziarono a galleggiare nella sua mente, ma Hermione sapeva che non era stata lei a formularli.

Si trova vicino a Hellesley, in Scozia. Dillo a Ron.

Ti amo. So che stai cercando di aiutarmi.

Lasciami andare. Ho bisogno di farlo. Andrà tutto bene, promesso.

La riportò con la memoria alla notte del loro primo bacio, la coppa che passava dalla sua lingua alla sua, il modo in cui l'aveva sentito dire “non dire niente” dentro la sua mente in qualche modo, senza parlare.

, le sussurrò nel pensiero.

martedì 28 dicembre 2010

Magic Never Dies, capitolo 14

Capitolo 14. Qualcosa di strano

«Ma non penserai mica... Insomma, non si fa più sentire via cicatrice da...» Hermione sollevò di nuovo il bicchiere.

«Prima di oggi? Non da quella notte, no.»

«Aspettate un secondo, la cicatrice ha dato di matto e non hai detto niente? Harry, guarda che non è mai stato un buon segno quando è successo!» protestò Ron.

«Non è che dia di matto tutti i giorni. È stato un caso isolato, era furioso.»

«Certo, ma è il genere di cose che dovresti raccontare a Lupin o a mio padre, insomma, dovrebbero sapere, per capire se ha a che fare con qualcosa che stanno organizzando o che magari non avrebbero dovuto fare,» disse Ron. «Papà mi stava appunto dicendo l'altro giorno che ci sono tutte quelle...»

«Ron,» lo interruppe Harry.

«Che c'è?»

«Si trattava di una cosa mia, okay? Era furioso con me, perché in quel momento ero molto, ma molto felice, se capisci cosa intendo. Non penso che nessuno di noi si aspettasse che si mettesse in collegamento in quel particolare momento. E fino ad oggi non mi ha più dato nemmeno un pizzico. Mi sta bloccando fuori perché sa che il passaggio di informazioni funziona da entrambe le parti.»

L'espressione di Ron era di pura confusione; era chiaro che non gli fosse chiaro il punto.

«Oh per l'amor del cielo, Ron, Voldemort sa quando Harry ehm, raggiunge, uhm...» cominciò Hermione, prima di realizzare che il suo vocabolario con Ron non comprendeva nessuna delle parole necessarie per affrontare quel discorso, e non era del tutto sicura di voler cambiare le cose. «Dai, lo sai...»

Harry grugnì di nuovo. «Sta cercando di dirti che in quel momento ero il Ragazzo Che È Venuto.»

lunedì 27 dicembre 2010

Magic Never Dies, capitolo 13

Ho pubblicato il nuovo capitolo della mia traduzione, Magic Never Dies, di Lynney. Che faticaccia!
Potete leggere la storia qui.

Capitolo 13. Godric's Hollow

«Il Signore Oscuro mi ricompenserà generosamente per avergli consegnato Harry Potter!»

«No che non lo farà. Perché se vuoi vivere, farai meglio a togliere le tue luride zampacce dal mio amico e andare a nasconderti nella fogna più vicina.»

Minus puntò con più decisione la bacchetta in direzione di Ron. Come se avesse potuto mancarlo, da quella distanza. Hermione ora riusciva a vedere entrambi gli occhi di Ron muoversi nervosamente.

«Non avvicinarti. Non avvicinarti o lui muore! Getta la bacchetta!» squittì.

Le dita di Harry allentarono la presa e lasciarono cadere la bacchetta a terra senza esitazione, con gli occhi sempre fissi sul volto di Peter.

«Non ho bisogno di una bacchetta per ucciderti, Peter,» sibilò. «E quale posto migliore di questo per farlo.»