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venerdì 17 agosto 2012

Parole nel Cassetto



Lettori! Ma cosa ci fate da queste parti? Non eravate in vacanza? Beh, io passavo di qui per darvi qualche link interessante.

Vi ricordate quel corso di scrittura creativa che vi avevo pubblicizzato qualche articolo fa? Bene, bravi, vedo che avete una buona memoria. Beh, abbiamo aperto una sfiziosissima pagina Facebook dove ci si può ingozzare di libri fino a scoppiare. Iscrivetevi e venite a divertirvi con noi. E già che ci siete, tenete d'occhio questo blog qui. Ci saranno presto delle gustose novità che potrebbero interessare a tutti quelli di voi che, oltre a essere meravigliosi lettori di questo blog, si dilettano pure a scrivere.

See ya!

lunedì 13 agosto 2012

Personaggi: caratterizzazioni

Giuseppe è ormai nonno. E' il penultimo di otto figli, suo padre faceva lo chef per un'importante famiglia della città, mentre la madre badava alla prole e faceva qualche lavoro di sartoria.
Durante la guerra si è ritrovato dalla parte della repubblica di Salò, e solo un amico partigiano che ha fatto rifugiare in Liguria tutta la famiglia ha permesso loro di salvarsi.
Laureato dopo la guerra in economia, conosce Carmen nella banca in cui lavora e decidono di sposarsi. Nascono quattro bambini, ma una muore giovane di leucemia. Si è ammalata mentre erano al mare: per tutto il resto della vita non ci andrà mai volentieri. I figli a loro volta si sposano e adesso ha anche cinque nipoti. Andato in pensione, decide di frequentare l'accademia di Brera e diventa un discreto acquarellista.
Ama la musica classica, che canticchia a mezza voce mentre ascolta dischi o cd. Ama citare commedie e film, ma anche poesie che ha imparato da bambino durante il periodo fascista.


lunedì 23 luglio 2012

La sentinella [Fredric Brown]


Letture estive per tutti i gusti!

La sentinella

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...

sabato 14 luglio 2012

Where are you going, where have you been? [Joyce Carole Oats]


Letture estive per tutti i gusti. Prima il testo originale e poi una traduzione di servizio.


Where are you going, where have you been?

domenica 26 febbraio 2012

Corso di scrittura creativa - Melegnano (MI)


paginadopopagina s.r.l.
e la costituenda Associazione Culturale
organizzano un

Corso di
Scrittura Creativa

Dall’idea in testa alle parole in fila, l’avventura della creazione letteraria alla portata di tutti.


SERATA DI PRESENTAZIONE
AD INGRESSO LIBERO
GIOVEDÌ 1 MARZO 2012
ORE 20.30

Libreria Mondadori paginadopopagina
Via Zuavi 6/8 Melegnano

Info:


mercoledì 4 maggio 2011

Ehilà


Non sono morta, sono solo mezza esaurita :3

A chi interessasse, Solomon Forge si è trasferito qui.

martedì 25 gennaio 2011

Gosh

Il signor scrocco, che è uomo più savio e meno sprovveduto della sottoscritta, mi ha consigliato di segnalarvi l'uscita dell'antologia del premio Fantastique, che contiene il mio racconto. Trovate il libro qui, per adesso, poi (credo) nelle librerie, forse?, boh. «È pur sempre pubblicità!», mi ha fatto notare il signor scrocco. 
In effetti, diciamo, è la prima volta che vengo pubblicata. Ecco.


lunedì 17 gennaio 2011

L'uomo di pane - parte 3




3.
Ai Confini del Mondo si trovava una città grandissima e ricchissima, in festa per il matrimonio della sua regina. Nella piazza del palazzo reale si sarebbero presto affacciati i futuri sposi a salutare la folla. La buona fornaia si avvicinò per guardare meglio, e per chiedere ai passanti se avessero visto il suo amore. Quale sorpresa quando vide, affacciato con la regina e riccamente vestito, proprio l'omino di marzapane! Era proprio lui, con gli occhi come il cioccolato, la bocca rossa come il ribes, i capelli biondi come il grano e la pelle dorata come i biscotti. La buona fornaia si mise a saltare, a sbracciarsi, spintonando per arrivare in prima fila.
«Amore! Amore mio! Sono io! Sono la buona fornaia del paese lontano! Eccomi! Ho consumato sette paia di scarpe di ferro, sette mantelli di ferro e sette bastoni di ferro, ma alla fine ti ho trovato!»
L'omino di marzapane abbassò gli occhi su di lei, la vide, la fissò, inarcò un sopracciglio e poi guardò oltre. Non la riconosceva, non sapeva nemmeno chi lei fosse. Dopo qualche attimo, si ritirò con la regina. La buona fornaia era disperata. Come era possibile che l'omino di marzapane non l'avesse riconosciuta? E perché si stava per sposare con quella donna, se era lei che amava? Pianse e pianse e pianse finché un tocco gentile sulla spalla non la riscosse. Era proprio la vecchia signora, la fata buona che lei aveva aiutato quella sera di pioggia.
«Amica mia, non piangere. Il principe ti ama ancora, ma la regina di questo regno in realtà è una strega cattiva. Lei lo ha stregato, gli ha sottratto tutti i ricordi, e lo ha fatto innamorare di sé con una pozione. Ma tu puoi ancora salvarlo. Questa volta però devi darmi ascolto. Ti darò questa noce, questa nocciola e questa ghianda. Usa i loro poteri per entrare al castello, e cerca di spezzare l'incantesimo.»
La buona fornaia la ringraziò, prese i tre doni e andò sotto le finestre del castello. Prese la noce, la ruppe con un sasso, e da essa uscirono stoffe meravigliose: seta, broccato, velluto, riccamente ricamati, impreziositi da gemme e da perle e da pietre preziose, con disegni meravigliosi.
«Stoffe! Stoffe preziose dal mondo!» cominciò a gridare la buona fornaia. «Stoffe per abiti da vere regine!»
La regina, che oltre a essere una strega cattiva era anche molto vanitosa, a quelle parole si affacciò e vide la buona fornaia con le stoffe. La fece chiamare di sopra in tutta fretta.
«Fatemi provare le vostre stoffe, perché al mio matrimonio voglio essere la sposa più bella del mondo.»
La buona fornaia diede la stoffa alle serve della regina. Mentre lei provava i vari drappi, la buona fornaia corse nella stanza attigua, dove si trovava il principe che sonnecchiava.
«Amore! Amore mio, mi riconosci? Sono io, sono la buona fornaia, la donna che ami! Tesoro, amore caro, svegliati, svegliati e vieni via con me.» Lo scuoteva, lo chiamava, gli gridava nelle orecchie, ma niente da fare, il principe non si svegliava. Era sotto un qualche tipo di incantesimo. La regina tornò nella stanza.
«Donna, ho scelto la stoffa. Eccovi un sacchetto di monete d'oro, grazie per il vostro servizio.»
La buona fornaia prese i soldi e se ne andò. In strada diede le monete a dei mendicanti. Aspettò il giorno dopo, e spezzò la nocciola con un sasso. Dalla nocciola uscirono scarpe meravigliose, di mille colori, con i tacchi alti, bassi, con pietre preziose, con ricami dorati, una più bella dell'altra. La buona fornaia tornò sotto le finestre della regina e come il giorno prima prese a gridare: «Scarpe! Scarpe meravigliose, scarpe preziose dal mondo! Scarpe da vere regine!»
E la regina, essendo molto vanitosa, la mandò di nuovo a chiamare, e di nuovo la lasciò sola per provare le scarpe. Di nuovo la buona fornaia corse dal principe addormentato, di nuovo lo chiamò e lo scosse e pianse, ma il principe non si svegliava. La regina tornò, le diede delle monete e la congedò.
Il terzo giorno la buona fornaia ruppe la ghianda, e dalla ghianda uscirono gioielli meravigliosi: diademi, collane, orecchini, bracciali, di pietre così grosse che non se ne erano mai viste, di metalli così preziosi e così belli da non crederci. Di nuovo si mise sotto le finestre della regina e di nuovo si mise a gridare: «Gioielli! Gioie e gioielli preziosi! Gioielli per vere regine!»
E la regina, essendo molto vanitosa, la mandò di nuovo a chiamare, e di nuovo la lasciò sola per provare o gioielli. Di nuovo la buona fornaia corse dal principe addormentato, di nuovo lo chiamò e lo scosse e pianse, ma il principe non si svegliava. La regina tornò e fece per pagarla, ma la buona fornaia la fermò.
«No, mia signora, non è il vostro oro che voglio. Una sola cosa desidero, e voi potrete tenervi tutti i miei gioielli. Voglio dare un bacio al vostro futuro sposo.»
La regina, ben felice di tenersi i denari, acconsentì. La buona fornaia andò dal principe e si chinò sul suo volto addormentato, piangendo. Con dolcezza, premette le labbra contro le sue in un tenero bacio. E a quel gesto il principe si svegliò.
«Ma tu sei la buona fornaia, la donna di cui sono innamorato! Dove sono? Dove mi trovo? Perché stai piangendo?»
La regina, furibonda, si mise a gridare. «No! No, non me lo porterai via!»
La buona fornaia e il principe cominciarono a correre. Corsero fuori dal castello e fuori dal giardino, e la strega dietro, che li inseguiva, furibonda. Ma il vestito che si era fatta con la stoffa della fata buona era pesante, molto pensate, così pesante che le impediva di muoversi. E il principe e la fornaia intanto scappavano e scappavano. La regina cercò di inseguirli, ma le scarpe della fata buona improvvisamente le stringevano, le stringevano e le stringevano, e lei non riusciva a correre. E intanto la fornaia e il principe avevano quasi raggiunto i confini della città.
La regina gridò dalla rabbia e fece per scagliare loro un incantesimo terribile, ma il diadema che aveva preso dalla fata buona, improvvisamente, si mise a stringere, a stringere e a stringere. E improvvisamente, puff, la regina cattiva era scomparsa.
La buona fornaia e il principe si sposarono, si trasferirono nel regno di lui e diventarono il re e la regina più buoni del mondo, e vissero per sempre felici e contenti.

giovedì 13 gennaio 2011

Spigolature 1


Mettiamo che decidiate di scrivere tutto ciò che vi succede mentre state, per esempio, facendo colazione la mattina: con tutta quella roba riuscireste a riempire un libro bello grosso - se includete anche tutti i milioni di impressioni sensoriali, pensieri, e immagini che vi passano per la testa ogni istante. Ma quando si tratta di tratteggiare la vita di un personaggio inventato, un romanziere deve scegliere di includere solo quelle impressioni, pensieri, riflessioni, sensazioni, sentimenti, desideri, e così via, che hanno a che fare con le motivazioni del personaggio, con lo svolgimento della trama, e con ciò che gli permette di prendere decisioni - solo quegli aspetti del personaggio che influenzeranno il modo in cui il personaggio stesso conviverà con il conflitto che dovrà affrontare nella storia.
[How to Write a Damn Good Novel, di James N. Frey] 


sabato 8 gennaio 2011

«... Se io fossi la tua ragazza?», di cenerella

Autrice - cenerella
Categoria - Originali >> Romantico (Per me è più vicino alla commedia)
Genere - Slice of Life
Rating - Giallo
Nota dell'autrice - Uno scrittore, bell'uomo, seduttore incorreggibile e la ragazza della copisteria. Un pomeriggio tardi, prima di cena...
Questo è il capitolo finale di un esperimento collettivo. Mi piace molto partecipare alle FF di gruppo ma, mi sono resa conto che i miei contributi funzionano quasi sempre anche come OS. Non lo faccio apposta...mi vengono così.

Conoscete il modo di dire "saprebbe rendere interessante persino la nota della spesa"? Qui cenerella dimostra come si può affascinare con la ricetta delle mele cotte. Leggere per credere :-)

martedì 4 gennaio 2011

L'uomo di pane - parte 2

2.

Fu così che l'omino di marzapane prese a vivere con la buona fornaia: le faceva i mestieri, la aiutava con il negozio, cucinava con lei e le teneva compagnia. Col passare del tempo, la buona fornaia realizzò di essersi innamorata dell'omino di marzapane. L'amore rende un po' sciocchini, ed essendo la buona fornaia non particolarmente intelligente di suo, una sera decise di sbirciare nel negozio, dopo la chiusura, per vedere che ne era del suo innamorato dopo che se ne era andata. E quale fu la sua meraviglia quando vide, sbirciando dalla porta socchiusa, l'omino di marzapane trasformarsi in un ragazzo vero, un bellissimo ragazzo, dalla pelle dorata, gli occhi scuri, i capelli biondi e la rossa bocca carnosa. Presa dall'emozione, spalancò la porta, tutta felice. «Amore, amore mio. Allora sei qui, allora sei vero, e io ti amo più di ogni altra cosa.»
L'omino di marzapane sussultò, poi arrossì, e infine fece l'espressione più triste che la buona fornaia avesse mai visto. «Sciocca ragazza, perché lo hai fatto? La fata buona te lo aveva detto, non dovevi entrare qui dopo il tramonto. In realtà io non sono il tuo omino di marzapane, sono un principe. Una strega cattiva mi ha maledetto dopo che mi sono rifiutato di sposarla. Se tu avessi obbedito alla fata buona, l'incantesimo si sarebbe spezzato. Ora sono costretto a lasciarti!»
La buona fornaia era terrorizzata. Si mise a piangere. «No! No, ti prego, io ti amo! Non lasciarmi! Scusami se sono stata sciocca, scusami.»
L'omino di marzapane sospirò con il cuore gonfio di pena. «Anche io ti amo, ma ormai è troppo tardi. Andrò così lontano che dovrai consumare sette paia di scarpe di ferro, sette mantelli di ferro e sette bastoni di ferro prima di ritrovarmi.» E detto questo sparì.
La buona fornaia era disperata. Pianse per una settimana, pianse tanto che le lacrime erano dovunque, nel pane, nelle brioches, nei biscotti, tutti umidi e tutti salati. La buona fornaia, però, oltre a essere buona e un po' sciocchina, era anche molto coraggiosa. Così, dopo aver pianto e pianto e pianto, tirò su col naso e decise di partire alla ricerca dell'omino di marzapane. Non le importava di dover arrivare fino ai Confini del Mondo: lei lo amava, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per ritrovarlo.
Così andò dal fabbro e si fece preparare sette paia di scarpe di ferro, sette mantelli di ferro e sette bastoni di ferro; indossò il primo paio di scarpe, il primo mantello e il primo bastone e partì. Cammina cammina cammina, di villaggio in villaggio, di casa in casa, bussava e chiedeva «Sono la buona fornaia di un paese lontano lontano. Cerco un uomo di marzapane, dalla pelle dorata, dagli occhi di cioccolata, dai capelli biondi come il grano e dalla bocca rossa come il ribes.»
Ma nessuno sapeva dove fosse, nessuno lo aveva visto. E cammina cammina cammina, le scarpe si consumavano, i mantelli si logoravano, i bastoni arrugginivano. Alla fine, quando l'ultimo paio di scarpe, l'ultimo mantello e l'ultimo bastone furono consumati, la buona fornaia arrivò ai Confini del Mondo.

Continua

martedì 28 dicembre 2010

L'uomo di pane - parte 1


1.

C'era una volta, tanto tempo fa, una fornaia non particolarmente bella e nemmeno tanto intelligente, ma buona come il pane appena sfornato, che viveva in una città molto lontano da qui.
Le sue torte e i suoi biscotti erano famosi in tutto il regno, perché tutto quello che cucinava lei era sempre friabile al punto giusto, croccante come si deve, dorato alla perfezione, e profumato, e morbido, e tondo, e dolce, e speziato. Nonostante questo, non era molto ricca, un po' perché non era tanto intelligente e un po' perché era molto buona, e spesso dava il pane a credito alle famiglie che non potevano pagarlo, oppure si faceva gabbare da qualche malintenzionato - perché esistono anche quelli - che approfittava del suo cuore morbido come la pastafrolla.
Un giorno, dal momento che si annoiava un po', si mise a impastare un omino di marzapane. Impasta che ti impasta, finì che l'omino di marzapane era più alto di lei: aveva la pelle dorata come un biscotto, al posto del naso un triangolo di cioccolata, due uvette passe come occhi e un rametto di ribes che si incurvava un bel sorriso, e i capelli erano bionde spighe di grano. La buona fornaia era tutta contenta. Gli mise una camicia, un paio di pantaloni e perfino delle scarpe, e lo mise seduto nella vetrina del suo piccolo negozio per farsi un po' di pubblicità.
Quella sera la pioggia cadeva fitta fitta e fredda fredda. Quando ormai la buona fornaia stava per andare a letto, qualcuno andò a bussare alla sua porta.
«Aprite! Aprite! Sono una povera vecchina, e sono tanto stanca. Sto morendo di freddo qui fuori. Il profumo di pane sfornato si sente fino dalla strada. Vi prego, se avete cuore, dividete con me un pezzetino, o non sopravviverò alla notte!»
La buona fornaia, che era davvero buona come il ripieno alla crema dei cannoli, aprì subito la porta alla vecchina e le offrì zuppa calda e crostini dorati di pane, e la fece sedere accanto al fuoco per asciugare la veste zuppa d'acqua. Quando ebbe finito di mangiare, la vecchina disse: «Figliola, siete davvero una ragazza generosa. Per ricompensarvi, voglio farvi un regalo. Darò vita all'omino di marzapane che ho visto nella vetrina del vostro negozio: lui vi terrà compagnia e vi aiuterà nelle faccende. Mi raccomando, però, la sera dovrete spegnere le luci e lasciarlo giù in negozio. Per nessuna ragione dovrete vederlo dopo il tramonto. Mi avete capita?»
La buona fornaia sorrise e annuì, per fare contenta la vecchina, ma dentro di sé pensava «Eh, sì, non sono mica così scema! Questa povera donna deve avere qualche rotella fuori posto.»
Il giorno dopo andò ad aprire il negozio di buon umore e, meraviglia delle meraviglie, la vetrina era vuota! L'omino di marzapane era svanito. La buona fornaia entrò di corsa nella bottega, e quale fu la sua sorpresa quando si ritrovò l'omino di marzapane, ritto in piedi, scopa in mano, che stava spazzando il pavimento dei residui di farina. Lui alzò la testa e le sorrise, con la bocca fatta di ribes.
«Buongiorno, amica mia. Mettiti seduta al bancone e non preoccuparti di niente. Ci penso io a fare ordine!»

Continua

domenica 28 novembre 2010

Untitled is a good title


La voglia di scrivere di acchiappa nei momenti più strani. È un po' come la voglia di fare la cacca, perché all'inizio è insistente, fastidiosa, ti prende la pancia e ti distrae, non riesci a pensare che a quello, a quanto ti sentiresti meglio dopo, e tutte le idee ti ronzano in testa senza un ordine preciso, e tutto ruota attorno quella consapevolezza che poi, se riesci a farlo, se riesci a buttare giù qualcosa, qualsiasi cosa, ecco. Allora arriverà il sollievo.







lunedì 22 novembre 2010

«Dopo tutto», scrocco

Per ora è online solo il prologo. L'ho letto e l'ho adorato. Mi sembrava il minimo condividere questa cosa bella anche con voi, miei piccoli lettori.

Anch'io


«Sentivo la mia mancanza di talento come se internamente indossassi abiti da quattro soldi. Ma, mio Dio, quanto volevo imparare, migliorare.»



mercoledì 28 luglio 2010

La scrittura non è femmina

Però lo credono tutti. Le Muse erano femmine, che io sappia. L'ispirazione invece è una gran puttana, definizione che di per sé ha qualcosa di femminile, a meno che non sia parlando Jack di Will&Grace, ma a quel punto ci sarebbero troppe variabili. Fatto sta che - che io sappia - l'arte dello scrivere e tutto ciò che la riguarda è, beh, femminile, nel bene e nel male. La creatività è un'amante dispettosa, l'ispirazione è una passeggiatrice - come abbiamo detto, poi ci sono nove Muse che gironzolano per le stanze e vengono a soffiarti nelle orecchie quando fa loro comodo e via discorrendo.

Io invece sono convinta che la mia scrittura sia maschio.

Ci ho pensato l'altro giorno, dopo aver pubblicato il nuovo capitolo di Athanor; mi sono messa a rileggere i vecchi capitoli e, beh, i primi ora mi fanno davvero schifo. Ho notato un sacco di errori, di sbavature, di cosacce che mi hanno fatto squittire imbarazzata, perché ora come ora quelle frasi non le scriverei così. Poi mi sono detta «Ma come? Come posso dire che ora non le scriverei così? Quanto tempo è passato dal primo capitolo che ho scritto e l'ultimo che ho pubblicato? Qualche mese. Com'è possibile che il mio stile di scrittura sia così cambiato da farmi dire certe cose?»

Mi è venuto perciò da pensare che i miei scritti sono un po' come un ragazzo adolescente. Sì, sapete no? Quella fase imbarazzante della vita di ogni ragazzo, quando cresci all'improvviso e diventi tutto d'un tratto troppo lungo, troppo magro, con troppe braccia e troppe gambe. I vestiti di ieri improvvisamente ti stanno piccoli e dai calzoni spuntano le caviglie ossute. Improvvisamente ti spuntano brufoli ovunque, tanto che se unissi i puntini sulla fronte probabilmente ne ricaveresti un paesaggio agreste con tanto di contadini che pascolano le vacche. E poi la voce che cambia, i primi peli sotto il naso - quattro, tutti distanti due dita tra di loro - le prime erezioni e le eiaculazioni precoci... insomma, uno schifo. Però intanto cresci.

E così penso che sia il mio stile di scrittura. Da bambino urlante e sbavoso si è trasformato in un adolescente rompicoglioni: cresce in fretta, ma oltre a questo fatto positivo ha tutte le schifezze della pubertà, dai brufoli a tutto ciò che gli succede nelle mutande.

Un giorno, magari, diventerà un uomo adulto: un uomo affascinante, con la voce profonda e un gran sex-appeal, che sa cosa vuole una donna e anche come soddisfarla. Lo spero. Per ora mi tengo il mio sbarbatello e gli compro qualcosa per la pelle grassa.

lunedì 19 aprile 2010

Se ci pensate...

... questo è davvero un brutto blog, vero?



Comunque.

Ho pubblicato una nuova storia e l'ho ficcata nella categoria "fanfiction su attori" perché... boh. Perché è una categoria famosa, suppongo, e perché ora c'è la Pattinsonmania - sicché scrivere di Pattinson fa figo, credo. O no?

Beh. La fanfiction si intitola Come sequestrare Robert Pattinson e vivere felici - sì, come il film di Wyler, Come rubare un milione di dollari e vivere felici. Pensare che il titolo originale è How to steal a Million. Chi cavolo ha aggiunto quel "e vivere felici"? Da dove l'ha tirato fuori?

La fanfiction parla di un gruppo di attori di infima categoria - a cui sono molto affezionata - che si ritrova sulla strada senza il becco di un quattrino e il loro teatro che sta per essere demolito. Fortuna (?) vuole che Robert Pattinson debba fare un servizio fotografico proprio nella micragnosa cittadina di provincia di questo improbabile gruppetto di eroi: è l'occasione giusta per ribaltare le loro vite e, perché no, anche quella di Robert Pattinson?

Boh.

È quel genere di storia che HO tutta in mente - ma che ancora non è stata scritta. E dato che ho tipo dieci storie in mente che le mie mani si rifiutano di buttare giù (Athanor, AH AH!) allora voi che mi seguite siete proprio messi in ottime zampe.

Che altro dire? Ho lezione tra un'ora e mezza e sono ancora in pigiama. Ah.