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lunedì 17 settembre 2012

Alcune novità e un invito

Che periodo, signora mia, che periodo! La vostra Kuki ne ha combinate di cotte e di crude. Dopo aver salvato il mondo da un disastro nucleare - non mi meraviglierei se non sapeste nulla, visto che era una missione top secret - e aver sventato una minaccia terroristica extraterrestre, mi sono dedicata un po' alle faccende davvero importanti, e ho detto al presidente, "Sorry Obama, ho un'associazione culturale da mandare avanti, tenga in caldo la medaglia, vengo a ritirarla poi."

Detto questo, niente paura. Non ho mica intenzione di abbandonare il nostro piccolo angolino chiacchieroso, che credete! Anzi, ho in serbo per voi lettori del mio cuore delle interessanti novità.

Il blog d'ora in poi si occuperà esclusivamente di fanfiction. Articoli di scrittura creativa, recensioni, segnalazioni, interviste, curiosità e spigolature, e chi più ne ha più ne metta. Le pubblicazioni saranno più regolari, anche perché d'ora in avanti, oltre al nostro amato Parker, mi avvarrò di altri brillanti collaboratori (che ovviamente verranno lautamente pagati come il buon vecchio Parker, perché la mia è una redazione seria, mica pizza e fichi).

Quindi, oltre alla solita pacca sulle spalle al buon Parker, diamo il benvenuto a una vecchia conoscenza, appena uscita dalla foresta (diamole un attimo per mutarsi in un'affascinante lupa grigia): Jakefan! Con una squadra così, insomma, uno che può chiedere di più dalla vita?

Ma ora un'interessante proposta:





Vi piacerebbe collaborare con il blog? La stagione delle assunzioni è aperta! Siamo alla ricerca di articolisti, di recensori, di illustratori, di vignettisti e di rubriche interessanti. E la persona che cerchiamo potresti essere tu. Le collaborazioni possono essere durature od occasionali.

Articoli

Questo blog si occupa di scrittura creativa, nell'ottica delle fanfiction, e del mondo delle fanfiction in generale. Hai scritto un articolo a riguardo, o credi di avere la stoffa per pubblicare periodicamente su questo blog? Mandaci un articolo di prova, della lunghezza massima di quattro fogli word (Times New Roman 12, senza interlinea), e vediamo cosa sai fare.

Recensioni

Le fanfiction sono la tua passione e hai occhio per la qualità? Diventa recensore sul nostro blog! Pubblica qui le tue recensioni e le tue segnalazioni, darai visibilità alle storie che meritano e intanto, perché no, avrai l'occasione di parlare più in generale di come si scrive bene una fanfiction. Se sei interessato, mandati una recensione di prova, della lunghezza massima di due fogli word (Times New Roman 12, senza interlinea). 

*Non sarebbe male nemmeno qualcuno che si occupi delle segnalazioni: post brevi, che riassumono tre o quattro storie (magari legate da un tema o da un fandom comune) o concorsi o iniziative, in modo che la gente sia sempre informata.

Rubriche

Hai una bella idea per una rubrica? Proponicela!

Vignette e illustrazioni

Te la cavi col disegno, e ti piacerebbe disegnare vignette sul mondo delle fanfiction o fanart per il nostro blog? Inviaci i tuoi lavori!

Altro?

Vi viene in mente altro da proporci? Come siete creativi. Proponetecelo! 

Requisiti

Non vi chiediamo molto, se non una buona conoscenza della lingua italiana (per evitare di dover ogni volta rivedere gli articoli alla caccia di errori) e, nel caso voleste collaborare con noi in maniera duratura, di prendervi l'impegno in maniera seria. Non vi chiediamo salti mortali, ma se ci mettiamo d'accordo per pubblicare una nuova puntata della rubrica ogni, non so, quindici giorni, l'ideale sarebbe mantenere l'impegno (ovviamente fatti salvi casi particolari come: esami, compiti in classe e impegni improrogabili nella real life, che sono sicuramente più importanti).


Tutte le proposte di collaborazione devono essere inviate all'indirizzo kukiness11@gmail.com; non c'è scadenza. I file devono essere inviati in allegato in formato .doc o in formato .odt. Nel corpo della mail scrivete quello che volete (possibilmente complimenti leziosi per ingraziarvi la sottoscritta), ma l'ideale sarebbe allegare dei soldi per corromperci. 





    

lunedì 13 agosto 2012

Personaggi: caratterizzazioni

Giuseppe è ormai nonno. E' il penultimo di otto figli, suo padre faceva lo chef per un'importante famiglia della città, mentre la madre badava alla prole e faceva qualche lavoro di sartoria.
Durante la guerra si è ritrovato dalla parte della repubblica di Salò, e solo un amico partigiano che ha fatto rifugiare in Liguria tutta la famiglia ha permesso loro di salvarsi.
Laureato dopo la guerra in economia, conosce Carmen nella banca in cui lavora e decidono di sposarsi. Nascono quattro bambini, ma una muore giovane di leucemia. Si è ammalata mentre erano al mare: per tutto il resto della vita non ci andrà mai volentieri. I figli a loro volta si sposano e adesso ha anche cinque nipoti. Andato in pensione, decide di frequentare l'accademia di Brera e diventa un discreto acquarellista.
Ama la musica classica, che canticchia a mezza voce mentre ascolta dischi o cd. Ama citare commedie e film, ma anche poesie che ha imparato da bambino durante il periodo fascista.


giovedì 19 luglio 2012

Rasoio, forbici, bisturi, accetta

Allora, Cinquanta sfumature di grigio parla di ASPETTATE DOVE STATE ANDANDO STAVO SCHERZANDO.

Minchia se siete presi male, oh.

Tranquilli, oggi parleremo di tutt'altro, e nello specifico di macelleria narrativa. Fate la faccia entusiasta!


sabato 14 luglio 2012

Where are you going, where have you been? [Joyce Carole Oats]


Letture estive per tutti i gusti. Prima il testo originale e poi una traduzione di servizio.


Where are you going, where have you been?

domenica 22 aprile 2012

Tutte le manie delle fanwriter: il punto di vista

Tutte le manie delle fanwriter
#1

L'argomento di oggi è il sesso.



Ora che ho ottenuto la vostra attenzione, possiamo parlare davvero di sesso. O per meglio dire, del sesso nelle fanfiction. Piantatela di fare la faccia del Rat Man e fate le persone serie! Qui si lavora, oh, mica si viene a perdere tempo. Viene, eh eh eh eh. Capita? Parlare di sesso, venire. Eh eh eh eh eh. Una battutina piccante per scaldare l'atmosfera, eh eh eh eh.

AHEM.

venerdì 10 febbraio 2012

Dagli al niubbo II - L'Impero colpisce ancora

Tanto tempo fa, in un archivio di fanfiction lontano lontano...


[1] Immaginate di trovarvi sulla spiaggia. C'è un bambino sul bagnasciuga che gioca col secchiello e la paletta, per costruire un bel castello di sabbia. Arriva un bambino più grande, guarda l'embrione di castello di sabbia che potrebbe essere anche una torta e PAM PAM PAM lo riduce in poltiglia saltandoci sopra. Guarda con odio  il bambino in lacrime e gli sibila "Tu questo lo chiami castello? Scommetto che quando dico 'merlo' tu capisci 'uccello'! Ah! Tu insozzi la categoria degli architetti!" E se ne va tutto orgoglioso di sé.

[2] Immaginate di aver accompagnato vostra nonna al Club dell'Uncinetto. La presidentessa guarda le presine da forno rosa sferruzzate dalla vostra nonnina la settimana prima. Le squadra con sufficienza e PAM PAM PAM le sbatte per terra e ci salta sopra con disprezzo. "Signora Lulli, le sembrano presine queste? Ha chiaramente saltato due punti e questa è più larga da un lato! Una schifezza! Non le farei usare nemmeno al mio cane! Si vergogni!"

L'uncinetto non è roba da signorine
Trovate le differenze:

immaginate di essere uno scrittore di fanfiction. Avete pubblicato una one-shot sulla vostra coppia preferita e state aspettando trepidanti una recensione. Gioia e tripudio, eccone una! La aprite per leggerla e PAM PAM PAM "Mh, cosa vedono le mie fosche pupille? 'A mangiato una mela', senz'acca??? Immagino che tu provenga del Regno dove l'acca davanti alla terza persona singolare del presente del verbo avere non si mette, meglio conosciuto come Ignorantolandia. Oserei dire che sei il Re del Regno degli Ignoranti, dato che qui ho visto anche un congiuntivo sbagliato e, ommioddio, qualcuno mi sciolga gli occhi con dell'acido: è un 'ke' al posto del 'che' quello che vedo lì? Ommiddio!"

Trovate. Le. Cazzo. Di. Differenze.

Sì, mio caro Recensore Rabbioso o Nazista Della Grammatica che dir si voglia. Quando lasci recensioni del genere, è esattamente così che sembri...


... un bulletto prepotente che distrugge i castelli di sabbia degli altri bambini. Wow! Quanto sei figo! Hai fatto brutto a dei ragazzini di tredici anni! Incredibile! Che coraggio!

I Paladini della Grammatica


Io giuro, giuro, GIURO che tutte le volte che leggo il sintagma "paladino della grammatica" mi viene voglia di mettermi a urlare. Paladino e dintorni, eh, perché anche quelli che si fanno chiamare "cavaliere, vendicatore, giustiziere, mia nonna in carriola DELLA GRAMMATICA" mi fanno venire giusto giusto su la bile e giù le braccia.

Ora. Parliamone. Lo so che sconvolgerò i più e atterrirò i meno, ma devo dirlo. Notiziona flash: le fanfiction stanno alla letteratura come i castelli di sabbia all'architettura. INCREDIBILE MA VERO.

NOOOOOOOOOooooo
EBBENE SÌ. Nascondete i bambini, mettete in cantina gli anziani, nell'armadio gli amanti e ingabbiate gli animali. Fare i "paladini della grammatica" andando a commentare in maniera sarcastica e feroce delle cazzo di fanfiction è esattamente come andare a fare pipì sui castelli di sabbia dei bambini al mare IN NOME DELL'ARCHITETTURA. Utile quanto lavare la macchina mentre piove e intelligente quanto usare il sapone intimo per lavarsi i denti. 

Ma vediamo di procedere con ordine. Chi sono questi Paladini della Grammatica? Perché la vostra Kukiness sta spruzzando bile tutt'intorno come neanche la bambina dell'Esorcista? C'entrano Orlando e Carlo Magno? SPIEGHIAMOCELO.

Cose che ho imparato guardando nell'Internet

Gli autoproclamatisi (va' che parolone) Paladini della Grammatica sono scrittori di fanfiction che vanno in giro per archivi e forum a rompere le palle a recensire in maniera sarcastica e feroce le peggio fanfiction (che loro definiscono fyccine e ci dovrei pure scrivere un articolo sulla sottile differenza tra fanfiction e fyccina ma non c'ho lo sbatti) che capita loro di incrociare mentre navigano bel belli. Io dico "capita di incrociare", ma voi dovete leggere "fyccine che vanno a cercarsi con il lanternino", perché i Paladini della Grammatica (da qui in avanti PdG perché sono stufa di mettermi a gridare tutte le volte che lo scrivo) provano un gusto sadico nel rimestare nel torbido e poi andare a fare a brandelli tutto quello che trovano. A volte si fanno chiamare PdG, altre volte con altri ameni soprannomi del genere, ma capita anche che non si affibbino nessuna etichetta in particolare.

I PdG sono una particolarissima categoria di lettori e di recensori. Si muovono in branco, come le iene, e vanno a prendersi gli gnu malaticci, quelli che non riescono a scappare, e li trascinano in mezzo al branco ancora mezzi vivi, perché sennò non c'è gusto. 

Espressioni intelligenti e rassicuranti
Lo gnu malaticcio è, ovviamente, la fyccina che dopo tanto rimestare hanno trovato da sbranare. Non agiscono da soli, prima gettano la carcassa nella polvere e se ne stanno un po' lì a ridere istericamente tra loro. 
"Oddio, hai visto che roba? Com'è malaticcio questo gnu. Hai visto che gambe storte? E come puzza. E il pelo? Che schifo questo pelo tutto incrostato di polvere. Ehi, correte, venite a vedere questo gnu schifoso e puzzolente, venite a insultarlo anche voi!"
"Mamma mia, sì, che schifo." *stuzzica con bastoncino* "Non vedevo una roba così dai tempi dell'ultima carcassa di montone pestifero che ci hai portato."
"Anche a me fa schifo!"
"Anche a me!"
"A me pure! Vergogna! DIsgusto! Fai schifo, gnu!"
E se ne stanno lì, a bearsi del fatto che loro i congiuntivi sì che li conoscono, e loro mai e poi mai metterebbero una kappa al posto della c, giammai!, che vergogna! Dopo aver insultato lo gnu per un po', alzando la posta magari citando altri gnu schifidi, una delle iene decide che basta!, non si può più vedere!, non si può lasciare quello gnu a insozzare la Savana (detta anche Fandom). E allora giù di recensioni, perché sì, perché è così che si fa, sono cose che non si possono tollerare e si devono EPURARE COL FUOCO.

Nessuno si aspetta l'Inquisizione Spagnola!
Cercherò di scrivere questa recensione in modo che tu la capisca, ok? Tu e il tuo cervellino da bimbominkia che ti ritrovi. Hai presente quella "a", lì, tutta sola, che hai messo vicino a "mangiato" nella frase "a mangiato una mela"? Ecco, lo so, è molto difficile da capire, ma prima della "a" ci vuole una "h". Sto andando troppo veloce per te? Rallentiamo?
Io voglio sperare che tu non abbia più di dieci anni o che tu sia straniera, perché queste cose sono inconcepibili. Ah, no, aspetta, magari sei Benjamin Button e più invecchi più il tuo cervello regredisce. Solo questo spiegherebbe lo sfacelo di tempi verbali che ho trovato nella tua storia, se "storia" si può definire questo obbrobrio.
Cioè, scusa, ma abbiamo letto lo stesso libro? Draco che sta con Hermione? Ah, magari tu hai letto solo la versione di Geronimo Stilton - perché almeno Geronimo Stilton lo hai letto, vero?, o guardavi solo le figure? - no, perché nella versione che ho letto io Draco diciamo che un pochino odia i Mezzosangue? Ma giusto un filo, eh, non preoccuparti. Ah, e sempre nel libro che ho letto io si dice "Hogwarts", non "Hogwart". Ma tanto non è importante, no? I nomi delle cose, riguardarsi i libri... no, eh?
Potrei andare avanti all'infinito, ma non voglio.

Ma io lo faccio per il loro bene

I PdG hanno questo strano concetto di "recensione negativa": "Ma no, vedi, io umilio pubblicamente l'autore, lo derido con i miei amichetti su Facebook, lo insulto e lo inserisco nella lista delle cento fanfiction peggiori della storia PER FARLO MIGLIORARE". 

Fa più male a me che a te

Io li chiamo PdG "Cuore d'Oro". Loro lo fanno con intento pedagogico, capite? La loro missione è andare a cercare le fyccine brutte brutte brutte in modo assurdo per gettare ai poveri autori digiuni di grammatica un po' di briciole del loro sapere. Altra notizia flash

(e mi piacerebbe che a questo punto tratteneste tutti il fiato, il pianista smettesse di suonare, i giocatori di poker facessero cadere le carte e il barista mettesse mano al calcio del fucile sotto il bancone perché non si sa mai)

c'è una grande, grandissima, immensa, ABISSALE differenza tra lasciare una critica costruttiva e mettere qualcuno alla berlina.

Se il vostro intento è insegnare qualcosa a qualcuno, dovete mettervi nell'ordine di idee che dandogli - esplicitamente o implicitamente - dell'idiota/dell'ignorante/del deficiente/del ritardato/ecc. ecc. può darsi, e dico può darsi, che l'oggetto della vostra critica, invece di assimilare l'informazione e di imparare, 1) si offenda o 2) si dispiaccia e si senta umiliato e per questo cancella la storia e/o smette di scrivere. E non impari niente.

Mettetevi nei panni di questi autori CINQUE MALEDETTISSIMI MINUTI. Non lo fanno apposta. Sì, esistono i troll che scrivono fanfiction orride apposta giusto per vedervi imbizzarriti come puledre pazze (sì, lo fanno proprio per voi PdG,  mica per me che me ne sbatto altamente), ma io sto parlando di quelli in buona fede, di quelli che scrivono così perché sanno scrivere solo così. Non è un compito in classe, non è il loro lavoro, non è un saggio da pubblicare, è solo una fanfiction. Si sono messi lì cinque minuti, hanno scritto una paginetta senza rileggere, si sono divertiti un mondo e hanno pubblicato, così, perché sì, perché è il loro hobby. Secondo voi, vedersi dare degli idioti e dei ritardati perché hanno sbagliato un congiuntivo li aiuta davvero a imparare a inserire i congiuntivi? 

Se un tizio per strada vi gridasse "Abbrutta vacca! Guarda che blu e marrone fa il cafone, che cazzo di accostamento cromatico hai scelto di indossare? Sei daltonica? Scema di merda! Se non ti sai vestire, non uscire!" vi aiuterebbe a migliorare il vostro senso estetico? Magari il tizio c'ha ragione e avete scelto un abbinamento di colori davvero sbagliato, ma ONESTAMENTE dopo esservelo sentito dire così vi mettereste una mano sulla coscienza e direste tra voi e voi "Caspita, quel burbero sconosciuto ha ragione! Ho sbagliato! D'ora in poi farò più attenzione a ciò che indosso! Grazie, burbero sconosciuto, mi hai fatta diventare grande."

DAVVERO?


Ma io mica li ho insultati! Non ho usato parolacce, io

Ebbeh, certo, perché sono solo le parolacce che insultano le persone, no? Bravo, giusto.

Sì, ma quella fyccina è proprio brutta brutta brutta in modo assurdo, è mostruosa, è uno stupro alla grammatica!

Allora, prima di tutto: stupro alla grammatica checcosa? Quale parte di "scrivere fanfiction non è fare letteratura" non hai capito? Il non, immagino. Beh, ripetiamolo. Scrivere fanfiction non è fare letteratura. "Epurare" il fandom dalle fyccine non è un passo in avanti verso la lingua perfetta. Vogliamo anche spiegare perché? PERCHÉ, mio caro PdG, perché il tizio che ha scritto la fyccina immonda con tutte le c trasformate in k e con i congiuntivi sbagliati e i personaggi OOC magari toglierà pure la fanfiction dal tuo archivietto perfetto, ma non avrà imparato un tubo marcio e continuerà a scrivere le k al posto delle c e a sbagliare congiuntivi e a immaginare i personaggi OOC. Il che essenzialmente è come nascondere un mucchio di spazzatura con un telo, che così mica si vede. Uguale.

Togli quel telo dalla mia faccia!

E poi di tutto: sì, hai ragione, quella fanfiction è scritta proprio male. Respira profondamente, conta fino a dieci, e decidi: 

1) ci tieni che l'autore migliori e impari a non sbagliare più i congiuntivi. Perfetto. Armati di pazienza e lasciagli una recensione costruttiva. Attenzione: recensione costruttiva non è sinonimo di merda spacciata per cioccolato.

Questa non è una recensione costruttiva:
Bellissima la tua fanfiction!!! C'è qualche errore qua e là, ma piccolo piccolo, tipo che passi dal presente al passato nella stessa frase, ma chi sono io per giudicarti? Nessuno è perfetto! Tanti baci e tanti saluti.
Questa è una recensione costruttiva:
La tua fanfiction non mi è piaciuta, perché purtroppo ci sono molti errori che impediscono al lettore di godersi la lettura. Sta' attenta alla punteggiatura: la virgola non separa mai il soggetto dal verbo di riferimento! E attenta anche alle "h": il verbo avere vuole l'acca, mentre la preposizione non la vuole (esempio: "Erica ha visto un bel film", "Andiamo a nuotare in piscina). 
Non dovete trattarli come ritardati. Potete spiegare benissimo cosa c'è che non va senza usare un tono supponente e senza dare implicitamente (o esplicitamente) all'autore dell'ignorante.

2) ci tieni che l'autore non sbagli più, ma non hai il tempo/la voglia di lasciare una recensione costruttiva approfondita. Non recensire. Non è difficile. Non è che a scrivere una recensione piccata prende meno tempo, eh. 

Oppure, terza opzione, che poi è anche un'altra notizia flash, quindi preparate le scialuppe e le stanze antipanico:

3) realizzi che forse forse non tutti scrivono per lo stesso motivo e andare a fare le pulci a uno sui congiuntivi sbagliati in una fyccina è come andare da un bambino a fargli notare che la merlatura del suo castello di sabbia non è esattamente simmetrica.


Prima di imbizzarrirvi come puledre pazze per quello che ho detto, cerchiamo di capirci. Io sono una grande fan dello scrivere e del parlare bene. Faccio la beta-reader con piacere e la editor free lance a tempo perso. Gestisco laboratori di scrittura creativa e quando scrivo qualcosa mi piace farlo al massimo delle mie capacità e bla bla bla. Mi rendo conto, però, che non tutti scrivono perché amano scrivere. Come ho già detto altrove, può darsi che uno scriva perché gli piace immaginare Naruto e Sasuke in spiaggia che si spalmano la crema solare sulle (s)palle. 

La fanfiction ha poco e niente a che fare con la letteratura. Ci sono le dovute eccezioni: c'è chi sogna di scrivere e scrive anche fanfiction, come c'è chi ama l'architettura e studia per diventare architetto e costruisce anche castelli di sabbia. C'è chi lo fa perché gli piace fare le cose per bene, chi lo fa perché così spera di esercitarsi e di migliorare, non lo metto in dubbio. Però c'è anche chi costruisce castelli di sabbia perché ha cinque minuti e un secchiello e una paletta e non ha nient'altro da fare - non può fare il bagno perché ha mangiato un panino con la porchetta due minuti fa. 

Può darsi, quindi, che anche se siete educatissimi e pacatissimi e lasciate una recensione costruttiva impeccabile, può darsi comunque che l'autore vi risponda "sì, grazie, un giorno lo farò vedere a un beta-reader" e poi non lo fa. Come un bambino con secchiello e paletta, di fronte al vostro giustissimo appunto "le finestre sono sproporzionate rispetto alla porta", farebbe spallucce e continuerebbe a scavare il suo fossato.  Capita.

Non esiste solo la grammatica. Se proprio proprio vogliamo fare quelli che si incazzano e ritengono le fanfiction un'espressione di elevata letteratura, allora dovremmo parlare di stile, di tecnica narrativa, di struttura... però, stranamente, i PdG fanno fuoco e fiamme solo per la grammatica. E io ho una teoria a riguardo.

Ammettiamolo

Secondo me, ai cosiddetti PdG piace fare la voce grossa con i niubbetti. È la loro kink. Gli piace fare quelli che hanno capito tutto solo perché hanno una grammatica a portata di mano e già alle medie sapevano che non si usa la k al posto della c. Gli piace fare quelli che "s'intendono di scrittura" e allora si appigliano a una delle poche cose (più o meno) certe della pratica della scrittura, la grammatica, e la applicano come il Vangelo, in maniera un po' ovina, ottusa, perché sì, perché è più facile gridare "allo stupro! orrore!" quando si tratta di virgole che quando si tratta di tecniche narrative.



Diciamoci la verità: lo so che, di solito, dietro a storie scritte con i piedi ci sono trame altrettanto esili e sforacchiate, ma personalmente, e sottolineo PERSONALMENTE, preferisco diecimila volte una storia interessante con qualche congiuntivo sbagliato piuttosto che una storia scritta in maniera impeccabile dal punto di vista grammaticale ma appassionante quanto il Circolo dell'Uncinetto di Sussummano di Sotto. 

La grammatica in un racconto non è tutto. È la superficie, è una conditio sine qua non (se scrivete una storia illeggibile, per quanto interessante, sai com'è, È ILLEGGIBILE), ma c'è anche dell'altro sotto. Gli scrittori questo lo sanno, lo sanno anche quelli che vorrebbero essere scrittori, mentre gli scriventi, le iene, quelli che si fanno forti delle proprie conoscenze per umiliare quelli che non le hanno, no. Non lo sanno. 

Quindi

Dite la verità. Ammettete che vi piace umiliare gli altri, che vi piace fare la voce grossa su internet e che vi piace farlo in nome della grammatica perché così vi sentite intoccabili. È comunque triste e inutile, ma almeno è onesto. Smettetela di farvi chiamare Paladine, Giustiziere, Cavaliere, Patrone, Matrone o quello che siete, e datevi l'etichetta che vi meritate, cioè BULLO. Almeno uno sa cosa aspettarsi.

Ho usato anch'io il tono da bullo, vediamo se così capiscono quanto è piacevole 

mercoledì 8 febbraio 2012

Il circo della notte


Su EFP, scade oggi il concorso sul libro Il Circo della Notte, di Erin Morgenstern.


Copertina del romanzo


Il regolamento prevedeva di scrivere una fanfiction basandosi sul primo capitolo del libro (una decina di pagine). Nulla vietava di leggere tutta la storia, ma non sarebbero state considerate OOC o non valide storie che non tenessero in considerazione i capitoli successivi. Non solo, ci si poteva ispirare anche a una generale "atmosfera" che le pagine trasmettevano.
Nelle prime sei pagine (scaricabili in PDF dal sito che ho linkato sopra o anche da EFP), abbiamo questa scena: si sa che c'è un circo misterioso, il Cirque des Reves (circo dei sogni) che appare all'improvviso nel suo tendone bianco e nero. L'unico cartello fuori dalla cancellata recita:
Apre al Crepuscolo
Chiude all'Alba

Il primo pezzettino è scritto in seconda persona singolare, come se lo scrittore si rivolgesse al lettore/spettatore del circo, in procinto di entrare. Qualche immagine generica di circo (caramello, zucchero filato, lustrini...) e la promessa di trovarsi in un posto magico. Passiamo a una narrazione in terza persona, dove facciamo la conoscenza di Hector Bowen detto Prospero, un famoso incantatore. Al detto soggetto viene recapitata una figliola, Celia, la cui madre si è suicidata. Lui non solo accoglie la notizia con un certo fastidio, ma dà della scema alla madre della bambina e commenta sarcasticamente che avrebbe fatto meglio a chiamarla Miranda, con dotto rimando alla Tempesta di Shakespeare. La bambina non è molto più entusiasta del padre e gli fracassa una tazzina con lo sguardo, dando prova di possedere poteri magici. Tiene anche a precisare che a lei piace Celia come nome e che non ha intenzione di farsi chiamare Miranda.

Questo, in breve, il materiale su cui costruire la fanfiction.
Andando a leggere le circa 150 storie che sono state pubblicate su EFP per il concorso, ho notato alcuni particolari ricorrenti nelle storie.

1. Temi
Che domande, il tema è il circo!
Su questo, le storie non mostrano molte eccezioni: sono quasi tutte ambientate nel circo o comunque legate a quell'ambiente. Quelle che fanno eccezione appartengono a una categoria abbastanza definita, di cui parlerò dopo.
Nel circo, le autrici si sono spaccate a metà: quelle che hanno deciso di mostrarci uno spettatore e quelle che hanno scelto gli occhi di un "lavoratore" del Cirque des Reves.
Nella prima categoria, purtroppo,tutte le storie cadono nello stesso-identico-cliché: lo spettatore arriva, è cinico e diffidente, accade un qualche tipo di magia e si convince di trovarsi in un ambiente magico ed onirico. Su questo punto, non ricordo più le volte in cui ho letto alla fine della fic "Perché questo è un sogno." "Perché la vita è un sogno." "Era sogno o realtà?" e altro su questa scia. Le autrici dimostrano di aver capito bene che ci troviamo nel Circo dei Sogni, a quanto pare.
Però.
Insomma, uno spettatore in un circo meraviglioso vedrà delle cose, beh, meravigliose, no? Cose degne di essere descritte nei minimi dettagli.
No.
Vede "portenti, magie, prodigi, incanti, colori, nastrini". Insomma, non vede una mazza. Racconta di aver visto cose fighe, ma il lettore si sente preso in giro. Come se un vostro amico, reduce da un'esperienza del genere, vi raccontasse dello spettacolo così:

- Allora, il circo?
- Bello! Sublime! Magico!
- Che fortuna! cosa hai visto?
- Eh, magie.
- Sì, ma che tipo di magie?
- Magie STUPEFACENTI!
-...

Nella seconda categoria, lo confesso, speravo con tutto il cuore di trovare molta più inventiva sui circensi che lavorano in un circo così particolare. Insomma, hai un circo magico, sbizzarrisciti! Mi aspettavo scenari alla Big Fish, per intenderci.

dove sono le gemelle siamesi?

Con mio sommo scorno, le storie che parlano di artisti, che descrivono numeri strani, insomma che mostrano un minimo di fantasia da parte dell'autore sono pochissime. Per pochissime intendo meno di 10 su 150.
E le altre? Beh, le altre parlano di Celia e Prospero. Per essere più precisi:
- Prospero scocciato da Celia
- Prospero inizialmente scocciato da Celia ma che poi le vuole bene
- Prospero che si ricorda di voler bene alla madre di Celia ed è tanto triste
- Prospero che litiga con Celia (per il nome, sempre per il maledetto nome)
- Prospero che litiga con Celia ma riconosce che brava maga è e le cede il timone
- Celia cresciuta incontra l'amore
Che, per carità: sono due maghi potenti, ne avresti di magie da inventare per mostrare l'addestramento di Celia o il potere del padre. Bene, il problema è proprio in quel mostrare: nelle storie (fa eccezione la sopracitata decina) non c'è traccia di incantesimi. E' tutto un "fece un incanto potentissimo" "vide cose meravigliose" "Era capace di grandi prodigi". Quali? Trasformare gli spettatori in scimmie o far spuntare conigli dal cappello? Forse accendere la scintilla della fantasia nella mente degli autori, quello sarebbe un grande incanto...

siore e siori, grandi prodigi!

La categoria a parte, di cui parlavo prima, è composta dalle storie che hanno voluto approfondire la figura della madre di Celia.
*sospiro*
Diciamo che non brillano per inventiva. Diciamo che in una parte consistente (che espressa in numeri sarebbe 99,9%) ci sono una donna disperata e povera che non sa come badare alla figlia, così la affida con gli ultimi soldi al padre. C'è la figlia che capisce e si fa adulta di colpo, la madre che piange, il Destino Porco Bastardo... e badilate di noia.
In molte storie la madre non si suicida, finge solamente di farlo. In altre (oh, un minimo di inventiva!) una creatura sovrannaturale. Queste sono le uniche storie in cui si esce dall'ambiente del circo. Finiscono sovente con la lettere che Madre scrive a Prospero.

2. Frasi
Posso capire che, con dieci paginette come guida, uno si attacchi alle citazioni per rimanere in tema. Però che ci si attacchi a pappagallo è svilente.
Poche fanfiction si fanno mancare la citazione del cartello che accoglie i visitatori del circo, piazzata lì e poi dimenticata (al massimo si chiedono tutti "Che vuol dire?" Ma che vuoi che voglia dire! Gli spettacoli saranno di sera, citrullo!).
I sogni. Benedetti sogni, citati in lungo e in largo. Credo di aver riletto tutte le frasi fatte sui sogni, in questi due giorni. Si salvano alcuni usi intelligenti della citazione di Shakespeare "Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni".
Lo spettatore che se ne va chiedendosi se è stato tutto un sogno, invece, lo darei in pasto a Sandman.

3.Stile
Se un'americanza fa la figa e usa la seconda persona (a mio parere male, ma vabbè, non è una recensione del libro) non è che chi lo fa acquisisce per osmosi l'atmosfera del libro.
Ho notato molte storia scritte in seconda persona. Personalmente la narrazione non ci guadagna, anzi, io provo un senso di fastidio di fronte a questo stile. Cattiva idea da copiare.

che vuoi da me? Perché mi tiri in ballo, signor autore?

Tirando le somme, posso solo notare con un po' di tristezza come gli spunti che gli autori hanno sviluppato per il contest ruotano attorno a pochi, noiosi cliché.
Anche se la storia, come potenziale, permetterebbe un uso smodato della fantasia.
Peccato.

lunedì 23 gennaio 2012

Un messaggio dalle vostre amichevoli fanwriter di quartiere


Le vostre amichevoli fanwriter di quartiere KUKI e OTTO sono incappate in una SESSIONE D'ESAMI SELVATICA! Usano STUDIO INTENSIVO. È super efficace!

Ci rileggiamo dopo la sessione d'esami, ragassuoli. Stay tuned, perché vi aspettano gustose sorprese. 

domenica 15 gennaio 2012

Indiana Jones e le Fanfiction Bellissime Senza Recensioni

Il professor Jones, appassionato lettore del nostro blog e scrittore di fanfiction nella sezione RPF storici, ci ha letteralmente sommerse di lettere. "È una vergogna! Vi ho inviato da più di sei mesi il mio studio approfondito sul fenomeno delle Fanfiction Bellissime Ma Senza Recensioni! Non vi siete neanche degnate di dirmi che non vi interessa. Disdico l'abbonamento al vostro giornale."
Dopo avergli fatto notare che il nostro non è un giornale, bensì un blog, e che il suo saggio non ci era arrivato perché lo avevano rubato i nazisti, il professor Jones si è un po' rabbonito e ce ne ha mandata un'altra copia. 
Ci scusi ancora, professore, ma cosa vuole farci! Sono nazisti, lasciamoli fare. È l'età.




Indiana Jones 
e
La Maledizione della Recensione Fantasma


Armiamoci di frusta, zaino e fedora e seguiamo le orme del professor Jones in quella palude purulenta che è Facebook. Ultimamente i gruppi dedicati al mondo delle fanfiction in generale e a Efp in particolare spuntano come funghi, dal giorno alla notte. Uno dei problemi che viene più spesso sollevato è il seguente:

Perché ci sono storie bellissime e interessantissime senza recensioni e storie orribili e noisissime piene di commenti?

Da leggersi anche: "Perché nessuno mi recensice e agli altri invece sì, gnè?"
Una recensione fantasma, proprio lì, vicino al petto sudato di Harrison Ford.
Bella domanda. 

1) Perché magari la tua storia non è così bella come pensi.

Swissh, colpo di frusta! Sarà anche brutale, ma, ahimé, può essere la verità. La tua fanfiction non è bella, la gente non ti recensisce perché non supera il primo paragrafo e chiude la storia prima di averla finita. Questo dovrebbe rispondere anche alla domanda "perché il conteggio letture mi segna trecento e di recensioni ne ho solo una?" Perché aprono la pagina e la chiudono, non è detto che arrivino in fondo. Facciamocene una ragione.

2) Perché magari la tua fanfiction è molto bella, ma il fandom in cui pubblichi è poco seguito.

"Le fantomatiche avventure di Bibo e Giogo" lo guardavate solo tu e tuo fratello perché lo obbligavi. Non gli piaceva neppure. Le tue storie sono bellissime e ricche di significato, ma nessuno legge storie ambientate in un contesto che non capisce.

2 b) Perché scrivi in un fandom immenso, dove la gente pubblica tipo centinaia di migliaia di fanfiction al giorno, quindi è anche un po' normale che la tua bellissima drabble finisca subito a pagina quarantacinque. 
Il professor Jones scrive fanfiction su fandom sconosciuti, che ha scoperto lui.
3) Perché magari non c'hanno lo sbatta a mettersi a recensire, ed è loro sacrosanto diritto.

E questo secondo me è il nocciolo della questione. Risponderò alla domanda con un'altra domanda, anche se non si fa (me lo diceva sempre mia madre, quindi sarà vero).

Perché si scrivono e si leggono fanfiction? 

Perché è divertente. Perché c'è gente che accende la tivù e si guarda un film, gente che tira quattro calci al pallone, gente che scopre idoli d'oro in templi maledetti (professor Jones, tipo lei) e gente che preferisce scrivere e leggere. Il mondo è bello perché è vario.

Non dimentichiamoci una cosa, però. Il fanwriter è prima di tutto un fan, e poi di tutto anche un writer, uno 'scrittore'. Facciamo 'scrivente', va', che la differenza non è mica tanto sottile! Non tutti scrivono perché hanno a cuore le sorti della letteratura mondiale, a volte uno scrive anche solo perché gli piace l'idea che l'amicizia tra Bibo e Giogo non sia solo un'amicizia, ma sconfini nell'amore. Il professor Jones, che ha una cotta spaventosa per Cleopatra, scrive imbarazzanti self-inserction di sé nelle vesti di un aitante centurione romano (Indianicus Spartacus Jonesus IX) che si infila nel triangolo piccante Cesare-Cleopatra-Antonio. A ognuno il suo. E come il fanwriter può scrivere per semplice sfizio, così il fanreader può leggere le cose che vuole senza alcuna pretesa culturale e nessun obbligo. Magari a Tizio non interessa quanto sia bella e scritta bene una storia, gli preme solo che Bella e Edward alla fine facciano sesso. Punto. Gliene frega assai dei congiuntivi e delle metafore e della struttura. Bella, Edward, Sesso. Tutto qui.

E anche se fosse un cercatore di perle che passa le giornate a spulciare l'archivio alla ricerca delle storie migliori, è suo diritto dimenticarsi di recensire, non trovare il tempo per farlo, non avere voglia di farlo, non sapere cosa dire, essere timido, fregarsene altamente, non sapere che esiste la possibilità di recensire, non essere iscritto al sito, non avere le dita per digitare una recensione. 
"Junior, non possono obbligarci a scrivere una recensione se non vogliamo!"
C'è anche la questione delle fantomatiche "storie brutte ma piene di recensioni, gnè". 
Prima di tutto, una mano sul cuore e l'altra sulla vostra cartella fanfiction, siete sicuri,  ma sicuri sicuri sicuri, che la vostra fanfiction sia migliore di quella che additate come "brutta ma piena di recensioni"? Ma proprio sicuri? Okay. Allora mettiamola così: se io ho cinque minuti liberi e una passione sfrenata per la coppia Draco/Hermione, ma sfrenata del tipo "La Rowling voleva farli finire insieme ma l'editore malvagio glielo ha impedito perché era una cosa troppo adulta" e/o "I nazisti hanno smarrito il vero manoscritto" (Maledetti nazisti!), può anche essere che non ho il tempo e/o la voglia di leggermi una storia di settanta capitoli dove il loro rapporto evolve lentamente ma in maniera assolutamente credibile e IC e dove tutte le sfaccettature morali e caratteriali e culinarie sono fighissime e con sottotrame incredibili e chi più ne ha più ne metta. Magari c'ho davvero cinque minuti, c'ho davvero voglia di leggermi solo la parte in cui fornicano e me ne strasbatto le palle di come viene descritta, tanto me la immagino io come pare a me e tanti saluti. Non ho nessun obbligo, ripeto, NESSUN. OBBLIGO. di cercarmi e farmi piacere le storie belle. Ma proprio nessuno.  Così facendo mi perdo delle cose fantapignose? Ma saranno un po' fatti miei. Peggio per me, no? 
Bitch please
Io scrivo e scrivo perché mi piace scrivere, non perché mi piace una determinata coppia o un determinato fandom. Quando ricevo una recensione, vado letteralmente in brodo di giuggiole. Lo giuro. Squittisco, arrossisco, emetto versi non umani e di solito chiamo a raccolta famiglia-amici-moroso-cane per mostrare le belle parole che mi sono state rivolte (sono molto molesta). La verità, però, e lo dico molto francamente, è che se non esistessero siti di fanfiction con la possibilità di recensire... scriverei lo stesso. Io scrivo perché amo farlo, condivido perché mi piace farlo, e se vengo premiata con una recensione, bene, benissimo, fantastico!, altrimenti amen. Non è il mio stipendio, non mi ci pago da mangiare. 

Tra l'altro mi piacciono tutti i commenti. Non ci sono recensioni che valgono più delle altre, o meno, se è per questo. "Bella ficcy posta presto" può anche essere meno... massiccio rispetto a un commento di ottomila parole che tesse le tue lodi e incensa la tua storia,  però è anche vero che nessuno obbliga il recensore a scrivere un commento. È lui che spende un tot del suo tempo libero per dedicarlo alla tua storia; se il massimo che può offrire è "bella, continuala!", okay! Sarebbe come pretendere da te, autore, storie di novanta capitoli. Tempo e voglia non valgono solo per te che scrivi storie, ma anche per chi scrive commenti.

Ah, c'è anche la questione degli amyketti (sic). Se io e la mia compagna di banco spariamo cazzate su Harry Potter durante l'intervallo, e poi la mia compagna di banco trascrive le nostre cazzate sottoforma di capitolo e lo pubblica su Efp, è mio sacrosanto diritto leggere lei e recensire lei piuttosto che mettermi a cercare le Storie Belle Senza Recensioni che per giustizia divina meriterebbero la mia attenzione. Magari uno si iscrive su Efp solo per recensire e commentare suo fratello, o magari si crea una piccola cerchia di autori appassionati di una certa coppia che si recensiscono a vicenda e si regalano fanfiction al compleanno e ignorano tutti gli altri Dante e Petrarca lasciati soli al freddo sul marciapiede.

"Io recensisco solo Mr. Jones!"


Detto questo, lo so, lo so. Io scrivo perché mi piace scrivere, ma magari tu, autore X, scrivi perché vuoi ricevere recensioni. E in ogni caso venire ignorati non è mai bello, dai. La soluzione però non è certo andare su Facebook o Tumblr o MySpace o Live Journal a piangere miseria. Presentare la mancanza di recensioni come un affronto e il recensire come un obbligo non solo è fastidioso, ma è anche controproducente. Uno che parla di "ingiustizia" e di "storie bellissime senza recensioni" non deve essere niente meno che perfetto, perché poi i lettori impietositi aprono il suo link, guardano la fanfiction Scritta Benissimo Senza Recensioni e dicono "Ma... non è poi così scritta benissimo..." E non recensiscono.

Come si fa a ottenere recensioni, allora?

Bitch fight per le recensioni. No, professor Jones, non così!

1) Recensendo.

Se recensite tanto, è possibile che qualcuno incuriosito venga a fare un salto nella vostra pagina. Ricordatevi che dovete fare uno sforzo in più del solito e scrivere recensioni un po' corpose (Ma Kuki! Hai detto che tutte le recensioni sono uguali!) (Sì, professor Jones, questo quando uno non vuole un tornaconto. Se vuoi essere recensito, ti fai lo sbatti di recensire come si deve, non è più solo un passatempo.), non per forza positive, ma ponderate e intelligenti, in modo da venire notato.

2) Partecipando attivamente alla vita del sito/forum/archivio dove pubblicate.

Partecipate alle discussioni nel forum, apritene di vostre, pubblicizzatevi nei luoghi appositi, iscrivetevi ai concorsi (e portateli a termine, furbetti che non siete altro), fate parlare di voi. Mi raccomando, vedete di scrivere cose intelligenti, non è  che tutto quello che vi esce dalla bocca è oro colato.

3) Facendo un po' di PR in giro.

Facebook, Tumblr, MySpace, Blogspot, e chi più ne ha più ne metta. Internet offre un fottilione di modi per farsi pubblicità e per interagire con i lettori. Aprite un blog per offrire succulenti spoiler e per dialogare con chi vi legge. Linkate la vostra storia nei gruppi di fanfiction su Facebook. Aprite e amminstrate come si deve una pagina fan. Le possibilità sono infinite. Potete anche andare a piangere che nessuno apprezza il vostro infinito talento... scommetto che fino ad ora vi ha molto aiutati, vero?

4) Se siete Harrison Ford, sorridete. Sorridete e basta.
Ma Kuki, io non c'ho voglia di sbattermi a recensire gli altri e a fare PR.

E i lettori non c'hanno voglia di recensirti. Siete pari.


Ma Kuki, non c'è un modo più facile per ottenere le recensioni?

Puoi avere una bella botta di culo e venire subito notato dalle persone giuste senza aver mosso un dito per fare pubblicità. Comunque il metodo che ho proposto io non è così difficile come sembra. È più facile a farsi che a dirsi.

Kuki, ci metti un'altra foto di Harrison Ford che è tanto tanto tanto carino?

Ma basta chiedere!

E vissero tutti felici e contenti.
 

venerdì 13 gennaio 2012

lunedì 9 gennaio 2012

1Q84 e il nipponico che ti prende per i fondelli

Dati i numerosi viaggi in treno del periodo, sto smaltendo un po' alla volta l'ultimo (credo. Scrive ad un ritmo impressionante) libro di Murakami Haruki, 1Q84.* Per ora mi rendo conto del perché si dice che il tempo giapponese e quello occidentale non siano la stessa cosa. Intanto, ti smarrisci un pochino per la mancanza di climax e anticlimax. In secondo luogo, ogni singolo passaggio sarà spiegato una prima volta, poi spiegato una seconda volta ma da una angolazione leggermente diversa, poi una terza per assicurarsi che tu abbia colto proprio tutto tutto. I fili si incastreranno mettendoci il loro tempo, di solito una trentina di capitoli. Nel mezzo, qualche infodump evitabile.
Insomma, non capisco se sto leggendo un libro molto interessante o se il signor Murakami mi sta prendendo per il culo.
Lo so che a volte è contemplando a lungo e in silenzio che si scopre il vero significato delle cose. Lo so che noi puntiamo alla meta, mentre loro si godono il cammino. So che sono viziata dal ritmo cinematografico americano e non mi godo le mille sfaccettature del reale.
Ma il grezzo occidentale che è in me capisce molto Indy.




*Finito il libro, conto di fare una recensione seria.

mercoledì 14 dicembre 2011

Here's Johnny!





La padrona mi ha dato una copia delle chiavi.
Sono a casaaa...

lunedì 12 dicembre 2011

Ospiti Illustri # 1 - Ottonovetre e le metafore



Miei cari lettori, oggi sono proprio fuori dai gangheri. Avevo chiesto a quel lazzarone di Peter Parker di portarmi i nuovi primi piani dell'Uomo Ragno che aveva scattato durante la sua ultima bravata all'Empire State Building, e cosa mi combina quel ragazzino che pago sempre più di quanto vale?
"Signor Jameson," mi dice, "Signor Jameson, c'è stato un problema con le foto dell'Uomo Ragno... Le ho portato questo articolo, di una certa Ottonovetre, la nostra amichevole fanwriter di quartiere. È un buon pezzo, boss. Sono sicuro che valga la prima pagina!"
E cosa potevo fare io di fronte a quella faccia di tolla di un Parker? Ho stracciato l'articolo in mille pezzi e glieli ho gettati in faccia con disprezzo. "Sei il solito tonto, Parker! Io ti chiedo una cosa e tu non sei neanche capace di fare il tuo stupido lavoro! Puoi scordarti la paga, razza di incapace che non sei altro!"
Parker se ne è andato via piangendo, e io mi sono messo a fumare il mio sigaro per calmarmi i nervi. Ho fissato per un po' i pezzettini dell'articolo stracciato e alla fine, per passare il tempo, mi sono messo a riattaccarli con il nastro adesivo.
È venuto fuori, mi venisse un colpo secco, che l'articolo non era niente male davvero. Maledetto Parker, allora è vero che ha l'occhio buono... Ho deciso di pubblicarlo e di mandare a quella Ottonovetre un assegno di cinque dollari per la buona volontà, ma Parker sta fresco se pensa di vedere un centesimo su questo lavoro! Parola di Jonah Jameson. 

Quello sfaticato di Parker che si crede uno scopritore di talenti.
 La Kukiness Production è orgogliosa di presentare
in
METAFORE E SIMILITUDINI

Ah, le metafore: croce e delizia del fanwriter. Non c’è figura retorica più abusata e bistrattata della metafora. Evitare figuracce facendone a meno, però, è la via dei pavidi: meglio sviscerarle e vedere cosa funziona e cosa no.
Iniziamo chiarendo la differenza tra similitudine e metafora: la similitudine è introdotta da termini di paragone (come, quale, sembrava, pareva…), la metafora è inserita nel testo senza questi avverbi. All’atto dello scrivere, la metafora risulta più evocativa della similitudine, perché l’immagine arriva al lettore senza “intermediari”. Anche a livello di struttura del periodo, le frasi sono più corte, quindi più dirette:


Mario è veloce come un fulmine.”
Mario è un fulmine.”

Quando usiamo metafora e similitudine?
In un testo di fiction (che è quello che ci interessa) le usiamo quando vogliamo rendere più chiaro il concetto da esprimere e le parole che useresti normalmente non si rivelano sufficienti. Insomma, come tutti i trucchi e le regole di scrittura, anche la metafora si usa per essere più efficaci nel comunicare.
Utilizzare la metafora è una scelta rischiosa, per l’autore: il lettore si sta addentrando nella storia e tu gli schiaffi all’improvviso un concetto che estranea il suo cervello e lo spedisce in un altro campo semantico. Prendiamo Mariangelo che ha deciso di raccontare la storia di Henry Borrows, famoso detective. Mariangelo descrive il detective mentre sta percorrendo i corridoi di una fabbrica abbandonata in cerca dell’assassino. Decide di dire che il detective era molto silenzioso e aveva un’aria minacciosa, quindi scrive “si muoveva come un leone che ha fiutato la preda”. Il lettore si stava calando in un corridoio lungo, scuro e polveroso, quando sbuca d’un tratto nel suo cervello il leone acquattato nell’erba della savana. Lo sforzo che il lettore vi dedica deve essere ripagato da un’idea più vivida di quello che volevate descrivere (in questo caso, Mariangelo ha scelto una similitudine talmente stra-abusata da suonare fastidiosa: ritenta, Mariangelo!).
Stiamo quindi rischiando di perdere l’attenzione del lettore. Chiediamoci sempre se ne vale la pena.

Mariangelo, non fare quella faccia.

ALARM!
ovvero, la sindrome del poeta

La cara wiki ci dice che “il potere evocativo e comunicativo della metafora è tanto maggiore quanto più i termini di cui è composta sono lontani nel campo semantico”. Vero, ma con riserva. Se scrivo che Maria piangeva “fiumi di lacrime” sto usando due termini vicini nel campo semantico ( lacrima = acqua, fiume = acqua ) e l’effetto sul lettore è “certo che si poteva sforzare un pochino di più”. Il bello della metafora è inventarsi un paragone simpatico, particolare, originale, meglio ancora se svela cose in più del personaggio che la usa. Il problema sorge quando spunta una brutta bestia chiamata “vena poetica” che produce alcune tra le perle più imbarazzanti nella carriera di uno scrittore: non è una buona idea inventarsi immagini troppo ardite: “Le perle cerulee che le solcavano le guance in una tragica rincorsa su strade selciate d’angoscia” non è poesia, è la strada più veloce (e nemmeno selciata d’angoscia!) per rendervi ridicoli.
Questa precisazione la faccio non perché sono una fanatica dello stile asciutto e odio la poesia e le figure poetiche, ma molto più prosaicamente perché scrivere metafore poetiche che siano anche efficaci E davvero evocative è difficile. Nella maggior parte dei casi sono solo immagini che, per molti motivi, suonano ricercate, ma se analizzate non vogliono dire nulla. Forse qualcuno di voi ha trovato interessante o poetica la frase sulle perle cerulee. Per vostra informazione, è stata concepita in una decina di secondi senza nessuno sforzo intellettuale. Confrontatela con i quaderni pieni di ripensamenti di Leopardi e riflettete se sono davvero parole poetiche e non, piuttosto, cose che “suonano bene” messe assieme da un generatore casuale.
Esempio di metafore ben fatte: ho scelto una canzone di Davide van de Sfroos perché ha buoni esempi di metafore evocative create con parole semplici.
Non è totalmente corretto da parte mia prendere una canzone, dato che stiamo parlando di narrativa. Epperò le canzoni di Van de Sfroos sono racconti, nel senso che c’è un inizio, uno svolgimento e una fine. È più produttivo per uno scrittore vedere esempi di metafore che accompagnano e fanno crescere la storia, rispetto a metafore che stanno lì a fare bella mostra di sé ma rigirano attorno a una situazione statica.
La canzone s’intitola “La machina del ziu Toni” (vi risparmio il dialetto, andiamo di traduzione): parla di un ragazzino che si trasferisce in città, ha successo ma perde la sua anima nei giochi del potere. Guardate come le metafore aiutano il cantautore a trasmetterci questo concetto (in grassetto, similitudini e metafore):



Sulla macchina dello zio Tony
Senza capotta né copertoni
Col volante che si stacca
Col cuscino di pelle di mucca
Parcheggiata nel fienile
Con le galline sul sedile
andavamo ad ascoltare le musicassette
giornaletti tutti pieni di tette

Era un viaggio immaginario
senza marce senza fanali
con i Black Sabbath e la luna
sopra il tetto della cascina
sigarette e moccolotti e adesivi sul cruscotto
Sant’Antonio e i Rolling Stones
Padre Pio con i Ramones

Guarda come ballo bene
con gli anfibi e la cresta
la barbetta da rasta
e le toppe sul giubbetto
Sono il re della Zocca dell’olio
e qui in mezzo alla pista mi sembra che mi basti
Tutto quello che ho
e chissà giù in fondo al prato
che vita mi aspetta
quando apro il cancello
che strada farò e che macchina lucida
e che cilindrata
e chissà sul sedile qui di fianco chi si siederà

Piantato qui come un legno
a caccia di impiego
ho imparato a spazzare
ho imparato anche a scodinzolare
mordo i corni delle brioches
sopra un bancone appiccicoso
odore di asfalto, di prostituta
di carogna, di lavanda

A Pandora abbiamo rotto il vaso
Il coraggio lo abbiamo nel naso
tatuaggi come maori
ma nostalgia dell’oratorio
Siamo i draghi del fast food
travestiti da Robin Hood
gli stregoni della borsa
architetti di tutta questa farsa

Guarda come ballo bene
con i vestiti della festa
tanto il mondo è una crosta
finché puoi grattare
Guarda come gioco bene
con le carte della banca
col ministro e la torta
che si deve dividere
Facciamo a pezzetti le giornate come Sushi
ma l’odore che ci resta non è molto buono
Facciamo credere di avere mille spine
ma siamo come castagne sotto i nostri cappotti
Vagabondi delle strisce pedonali
profeti che guardano la sfera youtube
e chissà sul sedile dello zio Toni
che musica ascolta
chi c'è seduto

Guarda come ballo bene
con gli anfibi e la cresta
la barbetta da rasta
e le toppe sul giubbetto
Sono il re della Zocca dell’olio
e qui in mezzo alla pista mi sembra che mi basti quello che ho

Could you be loved
Could you be loved

La parti evidenziate qui sopra ci aiutano a imparare un altro concetto: riprendete le metafore che avete creato! Usate con fantasia il nuovo campo semantico che avete tirato in ballo (come al solito, anche questo consiglio portato all’eccesso provoca alti livelli di ridicolo) e fatelo in modi diversi: nella canzone, il ballo effettivo del primo ritornello (i ragazzini con le cassette nell’aia) si trasforma in metafora nel secondo (l’uomo d’affari che si giostra nella vita come in un ballo). Ancora, notate come l’autore ha tenuto conto della storia del personaggio sempre nel secondo ritornello: mangia il sushi, cibo “di città” pretenzioso, vagola per le strade e guarda i video di youtube in cerca di una profezia sulla sua vita. Le metafore, in questo modo, risultano concrete tanto quanto i pezzi in cui non si usano: possiamo vedere lui che attraversa la strada con aria smarrita, esattamente come vedevamo lui e i suoi amici a sfogliare i giornaletti sconci.

Per contrasto, leggete alcuni esempi di metafore ardite, dove le parole auliche la fanno da padrone e il concetto affonda nella nebbia (pardon, nella bruma mattutina che si alza dalle pozze torbide come piombo fuso degli autunni gallesi):


ostentando lo sguardo di chi pativa i preliminari della ghigliottina

voce che sfiorava le pendici della neutralità

mente partizionata in un’effusione carnale e tremula

Se qualcuno mi sa spiegare soprattutto la terza (a me viene in mente un cervello tagliato in due da un bisturi che rilascia materia grigia e se ci fai pic-pic col dito si muove) mi fareste un grande piacere.

ALARM! (2)
ovvero, metafore sotto le lenzuola

Accanto alle metafore poetiche, un altro momento in cui scivolare nel ridicolo è questione di attimi è nella descrizione delle scene d’amore: se “pene” e “vagina” ci catapultano in un libro di anatomia e “cazzo” e “figa” in un film porno, le arrampicate metaforiche per evitare questi termini suonano spesso peggio. Dato che non ci facciamo mancare nulla, a volte c’è la combo: metafora poeticissima per rendere indimenticabile la prima volta del vostro personaggio. Arg.
Mi sento di darvi un consiglio spassionato: parlate di quello che accade e lasciate perdere le metafore. In queste scene, meno ce ne sono meglio è. Ovvio, non è un divieto categorico: Hitchcock conclude “Intrigo internazionale” con un treno che, birichino, si infila in una galleria (però era Hitchcock). Se proprio dovete usarle, le regole che valgono sono le stesse che usate per scrivere bene: siate semplici, usate le matafore e le similitudini per chiarire e non per infiorettare, adattatele ai personaggi.
Spesso le metafore venute male possono essere prese pari pari e infilate in una parodia. Se i vostri amici leggono ciò che avete scritto e ridono, fatevi qualche domanda.

Esempi di metafore “rosse” interessanti:


[1] Lui le bloccò i polsi, lei ringhiò.
- Calma, diavolo. È solo che non voglio che provi a spezzarmi il collo, - le mormorò all’orecchio.
Il ringhio diventò più basso, come quello di un gatto che fa le fusa.

[2] È così che sono io ad arrampicarmi su di lui, ad afferrare il suo collo come se stessi annegando. Per baciarlo.

[3] La donna con le calze rosse di seta, con i capelli rossi di seta, con il cuore rosso di seta voleva lui, il cacciatore sconfitto. Le mani di lei scivolavano sulla sua pelle, lo baciava con la sua bocca rossa di seta.
Quando quella donna voleva fare l’amore con lui non c’era più spazio per i pensieri. Sapere che lo desiderava era una vittoria talmente dolce che il sapore amaro della sconfitta non si sentiva più.

[4] Harry sorride sulle sue labbra, sentendosi all'improvviso sfrattare dal proprio stesso corpo, i muscoli e i tremiti che gli sciolgono lentamente le ossa.

Esempi di metafore secsi:


[1] Me… me lo sta leccando come se stesse mangiando un gelato.

Proprio così!



[2] Le nostre lingue iniziarono a cercarsi, creando, con il loro movimento rotatorio, un vortice di desiderio.

[3] È come se avessi una lancia affilata dentro di me, bollente, che causa non solo dolore ma anche bruciore.

[4] lui che con una spinta abbatteva il mio cancello di giada

[5] Tronco di carne virile


Bene, abbiamo valutato i rischi, spruzzato il Vape sulla vena poetica e deciso che nella scena ci va una metafora. Come scegliamo la più adatta? Sempre con stampata in testa la Regola Aurea (la metafora chiarisce, non complica), vediamo cosa altro influenzerà la nostra scelta.

Chi sta parlando? È plausibile che tale personaggio dica una cosa del genere o suona ridicolo?
Ogni personaggio ha un PDV personalizzato, se lo abbiamo caratterizzato bene. Quando decidiamo di usare una metafora nel PDV di un personaggio, facciamo in modo che non stoni con quello che abbiamo costruito nella storia. Un rude soldato non dirà che la donna che ha visto ha un profumo soave come le fragranze al bergamotto e lillà di quella botteguccia di Parigi, un bambino non userà paroloni complicati. Inoltre, come accennavo prima, usate le metafore in modo furbo! Fate capire chi sta parlando, lasciate che anche le metafore che usa parlino di lui. Il nostro soldato userà scenari di guerra, armi, situazioni che ha vissuto come termini di paragone.
Angolino del signor Lapalisse: siete voi e non io a conoscere il personaggio. Ovvio che ci potrà essere il soldato figlio del commerciante di profumi, così come un bambino genio che recita la Divina Commedia al contrario. Il succo è che la metafora deve essere plausibile in bocca a chi la dice.

Dove siamo? In che epoca?
Il nostro personaggio si muove in un ambiente particolare. Evitate errori plateali, come mettere metafore che contengono espressioni moderne in una storia ambientata nel medioevo, o mescolare le culture. Anche qui, usate una difficoltà iniziale (informarsi prima di scrivere e non andare “a orecchio” o a frasi fatte) per particolareggiare la vostra storia e far immergere il lettore nell’atmosfera!

ALARM! (3)
ovvero, caratterizzazione non vuol dire scadere nella macchietta

Riguardo ai due punti precedenti, non cadete nemmeno nell’errore opposto, ovvero la “sovracaratterizzazione”: le metafore possono essere vostre preziose alleate nel caratterizzare un personaggio, ma non fissatevi sull’unica idea che avete avuto per reiterarla troppo spesso.
Il soldato non vedrà tutto il mondo a forma di mitra, il giapponese non se ne andrà in giro a dire a tutte le ragazze che sono belle come i ciliegi del Kiyomizudera al principiare di aprile. 

Va' come principiava l'aprile.
 
La sovracaratterizzazione sbuca come un insetto rognoso quando state facendo parlare lo stereotipo del vostro personaggio e non il vostro personaggio. Siamo sullo stesso livello dei cinesi che parlano con la elle e del siciliano che mastica limoni e gira con coppola e lupara.

Uccide più il cliché che la pistola


Esempio buono:


Hermione sorrise nel vederlo allontanarsi di corsa, neanche fosse stato inseguito da un ippogrifo imbizzarrito. Mentre anche l’ultima ciocca platinata scompariva dietro la porta d’ingresso della biblioteca, Hermione capì che avrebbe avuto bisogno di tutta la gentilezza, polso fermo, buona volontà e perseveranza di cui disponeva per aiutare il ragazzo. 
In fin dei conti Draco Malfoy non era molto diverso da un elfo domestico.

L’autrice qui sfrutta il fatto che ci troviamo nel fandom di Harry Potter. Inoltre, c’è tutta la buona volontà di Hermione nel non odiare Malfoy ma di imputare il suo comportamento all’ignoranza (come gli elfi domestici, che non chiedono la libertà solo perché male informati).

Esempio cattivo:


Il meriggio è trascorso da circa sei o sette ore, ma l’estate lascia suo figlio Apollo giocare con il carro più del solito.

Qui chi parla è un ragazzo normale di diciassette anni e siamo nei tempi moderni. Alzi la mano chi dice “meriggio” e chi pensa ad Apollo che lascia giocare Fetonte quando le giornate estive si allungano. Stampigliatevi il motto “parla come mangi”.


Che effetto voglio ottenere?
Come si diceva più su, la cosa peggiore che potete ottenere è che la vostra tragedia faccia ridere o che la vostra commedia faccia piangere. Sia che scriviate commedie sia che scriviate tragedie, le metafore vi saranno utili, con qualche accorgimento.
Caso 1: la vostra storia è seria. Per seria intendo che non è vostra intenzione far ridere la gente quando legge quello che avete scritto. In questo caso valgono i consigli esposti qui di sopra: chiarezza, personalizzazione, semplicità.
Caso 2: la vostra storia è comica. Se siete amanti delle metafore, ho buone notizie per voi: nelle storie comiche potete rispolverare tutto quello che vi ho vietato in precedenza! Ora però mettete via le faretre di aggettivi, che c’è l’iridescente che mi guarda male… Dicevamo, se state scrivendo una storia comica potete tirare fuori le metafore poetiche di cui sopra, perché avranno finalmente un senso come parodie. Il succo della parodia è portare gli elementi caratterizzanti della metafora all’assurdo o al grottesco. Via libera ad aggettivi improbabili e paragoni azzardati. Questo non vuol dire che le parodie e le storie comiche siano facili da scrivere. Come con le metafore “serie”, anche qui è questione di allenamento e occhio. Esagerare troppo non è più divertente, così come al decimo aggettivo il lettore non ride più, si sta chiedendo quando finirà la frase.

Esempio di parodia della metafora aulica:


Draco amava la Mezzosangue come un insignificante pesce in una boccia di vetro poteva amare la raffinata carta filigranata; con lo stesso totalizzante sentimento, silenzioso nel suo grido d'impotenza, ma disarmante nella purezza della propria emozione. Perché su di lei poteva scrivere boccheggianti versi d'amore senza voce, filtrati da quella trasparente prigione che permetteva a lui di guardarla, ma non di bagnarla, perché su di lei avrebbe potuto vergare tacite lettere dorate, nonostante fossero le sue stesse pinne ad impedirlo, costringendolo nell'immutevole statica fluttuanza dell'acquario. 
Lui era il pesce rosso, lei la carta filigranata. E così sarebbe stato per sempre.

Un altro modo di sfruttare la metafora, nel genere comico, è legarla all’anticlimax (partire da un concetto alto per arrivare a uno basso). Altro trucco è l’iperbole: esagerare il concetto che si vuole trasmettere.

Esempi di iperbole e anticlimax:


Una delle due si girò ed al giovane industriale si fermò il cuore: pareva un angelo biondo sceso sulla terra, leggiadra come una fata, aggraziata come una principessa, gnocca come Pamela Anderson.

Il controllore sfoderò un altro dei suoi viscidi sorrisetti. Anche Ikki sorrise, ma si sentiva come se una banda di foche monache gli stesse sguazzando nello stomaco.

con i suoi occhioni lucidi che sembrava un venditore di cipolle interista.

- Come ti vengono certe idee, è impossibile… - gli fece Ikki con una voce da madama Butterfly.

Apollo in quel preciso istante stava uscendo dalla sua jacuzzi di centotrentadue metri di diametro dotata di idromassaggio di bollicinosità pari a quella contenuta in una fabbrica di coca cola in un tornado

- Ehi sorella, quello lo mangi? - gli domandò avvicinandoglisi un ragazzo grasso e alto, con un panino al mascarpone e soppressa in una mano e un tubo di carta con abbastanza erba da rifare il tappeto di san Siro nell’altra.

- Oh, mi scusi! - cinguettò, anche se sembrava più un passero lottatore di sumo che un leggiadro usignolo.


E concludiamo (alè!) l’articolo con la somma minima di quello che ho sbrodolato in 3000 parole (diamine, manco le mie fic vengono così lunghe): metafore e similitudini non sono Il Male, a patto che servano al nostro scopo, ovvero raccontare una storia. 

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Le storie da cui sono stati tratti gli esempi

Time Out, di Jakefan [Twilight]
Elfo domestico, di Vannagio [Harry Potter]
Solo per questa volta, di ursuspov [Saint Seya] 


Che poi se la gente comincia a scrivere articoli così belli per me, poi la gente pensa che questo sia un blog serio.
[Kukiness]